lunedì 18 luglio 2016

Una "Luce" risplende durante la strage di Dacca: quella di Faraaz Hossain, che ha donato la vita per i propri amici

Stiamo vivendo un periodo molto difficile e doloroso della nostra storia, nessuno può negarlo! Siamo appena stati colpiti al cuore dall’ennesimo attentato terroristico perpetrato dai terroristi jihadisti a Nizza, con oltre 80 vittime accertate, ed ecco che l’indomani ci giunge notizia di un tentato colpo di stato in Turchia, con tante, tante altre vittime... sia parla di circa 200 persone, tra militari e cittadini. Appena prima di questi fatti si è consumata una strage ferroviaria nel nostro paese, in Puglia, con due convogli che si scontrano frontalmente a 100 Km/h e numerose altre vittime innocenti. Tanti avvenimenti brutti, dolorosi, che hanno seguito cronologicamente l’attentato al ristorante Holey Artisan Bakery di Dacca, in Bangladesh, nel quale sono state barbaramente uccise venti persone, di cui nove italiani.
Sono ancora sotto i nostri occhi le immagini delle 9 bare che vengono fatte scendere dall’aereo che le ha riportate in Italia, ciascuna avvolta dal tricolore, tra lacrime di commozione, abbracci e tanto, tanto dolore.


Ed è proprio su questo fatto che mi voglio soffermare con questo post, perché in quel ristorante di Dacca, in mezzo a tanto spargimento di sangue ed orrore, c’è stata una vicenda che mi ha colpito al cuore, che mi ha fatto capire, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che anche in mezzo al nero più nero c’è sempre una Luce che risplende, la Luce dell’Amore, quella forza che nessun atto terroristico, o persecuzione, o guerra che sia, potrà MAI in nessun modo fermare!

Ma veniamo ai fatti: i terroristi jihadisti hanno fatto irruzione all’improvviso nel ristorante di Dacca, armati di pistole, coltelli ed esplosivo e hanno preso in ostaggio tutte le persone lì presenti. Hanno intimato, ad ognuno di loro, di recitare qualche versetto del Corano. Chi non lo ha fatto è stato torturato e ucciso….. chi invece lo conosceva è stato lasciato libero. Un’assurdità nell’assurdità…. uccidere in nome di Dio, la BESTEMMIA più grande che possa esistere, perché il nostro buon Dio, padre amoroso di TUTTI gli uomini, tutto vorrebbe tranne che i propri figli si uccidano li uni con gli altri. Ma alla follia dell’uomo non c’è mai fine…. e quindi si può arrivare ad uccidere anche nel nome di una religione, da persone che di religioso non hanno proprio nulla! Nove italiani dicevamo, ma anche sette giapponesi, un americano, due bengalesi e un indiano, vittime di questa assurda strage, e loro stessi, gli attentatori, vittime a propria volta dalle forze speciali bengalesi intervenute con un blitz nelle prime ore del mattino del giorno seguente, per liberare gli ostaggi rimasti in vita.


In una vicenda macabra come questa tutto lascerebbe pensare che il male abbia trionfato, con la sua scia di sangue, di dolore e di morte. E invece no….. perché anche in una vicenda trucida come questa, possiamo raccontare di una meravigliosa storia di Amore, quello Vero, con la “A” maiuscola, un Amore che si fonde all’eroismo e che supera i confini della pazzia umana e della morte stessa. Perché l’Amore, quello Vero, è più forte anche della morte!

La storia che raccontiamo è quella di Faraaz Hossain, ventenne bengalese di fede musulmana, presente anch’egli nel ristorante di Dacca assieme alle altre persone. Lui, musulmano, il Corano lo conosceva bene e per questa ragione i terroristi jihadisti lo avevano risparmiato. Quella sera, a cena con lui, vi erano due sue care amiche, Tarishi Jain, indiana di 19 anni, e Abinta Kabir, di 18 anni, entrambe studentesse del college americano Emory University. Faraaz, risparmiato dagli attentatori, una volta presa la strada per uscire dal locale aveva chiesto ai terroristi che anche le sue due amiche venissero liberate assieme a lui. I testimoni superstiti di quel terribile giorno hanno raccontato che uno dei capi aveva “squadrato” per bene le due giovani ragazze, ma aveva respinto la richiesta del giovane perché vestite in maniera troppo “occidentale”. Sentito questo Faraaz è tornato sui suoi passi, ha deciso di non abbandonare le proprie amiche al loro destino ed è rimasto accanto a loro. E, assieme a loro, è stato barbaramente ucciso.

Era un giovane di belle speranze Faraaz Hossain, i suoi amici lo descrivono come «un ragazzo straordinario, pieno di talento e dal brillante rendimento scolastico». Altri hanno aggiunto che aveva «una spiccata propensione per gli altri, che dimostrava ogni giorno con il volontariato e partecipando a diversi progetti scolastici».
Faaraz, appena ventenne, aveva ancora tutta la vita davanti, una vita sicuramente brillante, radiosa, con tante belle prospettive…… eppure davanti al triste scenario che si stava prospettando dinanzi ai suoi occhi non ci ha pensato due volte, è voluto rimanere a fianco delle sue amiche e di tutti gli altri ostaggi, quando avrebbe potuto andarsene, correre verso la libertà, verso una vita bella, lunga e probabilmente ricca di soddisfazioni.
Quando le forze speciali sono entrate nel locale, hanno trovato i corpi dei tre giovani stretti insieme, come se fossero un tutt’uno, uniti da un legame di amicizia così forte che ha superato le barriere della paura e della stessa morte. E questo, lasciatemelo dire, è l’ennesima dimostrazione che l’Amore è la Forza più grande dell’Universo e che nulla, nulla, neppure la più grande, assurda pazzia dell’uomo più fuorviato, assatanato e malato di questo mondo, potrà mai vincere. MAI!

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” ha detto Gesù.
Faraaz non era Cristiano, era Musulmano (e qui lo scrivo con la “M” maiuscola, perché chi vive la propria Fede in questo modo, con vero Amore, merita sempre il “maiuscolo”) e forse queste parole non le conosceva neppure. Ma questo poco importa, perché queste parole le aveva stampate nel cuore, come il più Cristiano dei Cristiani, come il più Santo dei Santi. E le ha messe in pratica queste parole, donando la sua ancora giovane vita per i suoi amici e per un innato senso di giustizia. Ha sacrificato la sua vita perché aveva il cuore puro, l’animo candido…. e queste sono Virtù che non conoscono limiti di razza, età, estrazione sociale e religione.

Grazie Faraaz per l’esempio che ci hai dato, grazie per averci dimostrato ancora una volta che l’Amore è più forte del male, che l’Amore è più forte di tutto e di tutti! Ora io ti immagino felice e sorridente nei Giardini del Signore, come un fiore profumatissimo e dai meravigliosi e variopinti colori. Da Lassù prega per noi caro Faraaz….. perché il mondo, ora più che mai, ha tanto bisogno del tuo aiuto e del tuo Amore.
Grazie Faraaz, di tutto!

Marco

sabato 2 luglio 2016

Strage Orlando, Mahmoud ElAwadi, musulmano, dona il sangue e scrive un intenso messaggio di solidarietà

Ha donato il sangue, anche se non poteva mangiare né bere a causa del Ramadan. Mahmoud ElAwadi, musulmano di 36 anni, emigrato dall'Egitto agli Stati Uniti, non ci ha pensato due volte a portare il suo piccolo aiuto ai sopravvissuti e ai feriti della strage di Orlando. Su Facebook ha pubblicato la foto del prelievo e ha scritto un potente messaggio di solidarietà, che ha raggiunto più di 400mila "mi piace" e oltre 170mila condivisioni. Come essere umano - ha spiegato poi - era il minimo che potessi fare per i miei amici americani.


- Sì, il mio nome è Mahmoud, un orgoglioso musulmano americano

- Sì, ho donato il sangue nonostante io non possa mangiare né bere a causa del Ramadan, come lo hanno donato centinaia di altri musulmani qui ad Orlando

- Sì, sono arrabbiato per ciò che è successo l'altra notte e per tutte le vite innocenti che abbiamo perso

- Sì, sono triste, frustrato e furioso per il fatto che un pazzo proclamatosi musulmano abbia fatto questo atto vergognoso

- Sì, sono stato testimone della grandezza di questo Paese, dal momento che ho visto centinaia di persone stare in piedi sotto al sole ad aspettare il loro turno per donare il sangue, dopo che era stato detto loro che c'erano almeno 5-7 ore di attesa

- Sì, questa è la nazione più grande sulla Terra: ho visto persone di ogni età, inclusi i bambini, distribuire volontariamente acqua, succhi di frutta, ombrelli, creme solari. Ho anche visto i nostri anziani veterani andare a donare il sangue e, insieme a loro, donne musulmane con con il hijab portare cibo e acqua ai donatori in fila

- Sì, possiamo rimanere uniti e prendere posizione contro l'odio, il terrorismo, l'estremismo e il razzismo

- Sì, il nostro sangue ha lo stesso aspetto quindi uscite fuori e donate perché i nostri concittadini americani sono feriti e ne hanno bisogno

- Sì, la nostra comunità nella Florida centrale ha il cuore spezzato ma mettiamo i nostri colori, le nostre religioni, etnie, i nostri orientamenti sessuali, le nostre idee politiche in disparte e uniamoci contro chi ha provato a ferirci 



Mahmoud ElAwadi è stato uno dei tanti cittadini rimasti in piedi per ore sotto al sole ad aspettare il proprio turno per donare il sangue. Un gesto d'amore, di civiltà e di solidarietà, che a molti è venuto del tutto spontaneo. Grazie per averci ricordato che siamo un'unica grande comunità in lotta contro l'odio, si legge in uno dei commenti sotto al post. Molti utenti lo hanno ringraziato per aver dimostrato che l'Islam è una religione di pace: Hai fatto ciò che avrebbe fatto qualsiasi altro buon musulmano, scrive uno di questi.

Guardate il mio sangue - ha aggiunto ElAwadi -. Non è diverso da quello di un altro. Siamo tutti esseri umani, in fin dei conti. Non importa ciò in cui crediamo e quale sia il nostro nome, siamo tutti esseri umani, alla fin fine.

di Ilaria Betti

14 giugno 2016

FONTE: Huffingtonpost.it
http://www.huffingtonpost.it/2016/06/14/strage-orlando-musulmano-dona-sangue_n_10451776.html?ref=fbpr%C2%A0



La strage perpetrata ad Orlando, negli Stati Uniti, e quella ancor più recente avvenuta a Dacca, in Bangladesh, sono dei veri e propri "colpi al cuore" per tutta l'umanità, che mai forse come ora si sente insicura, sotto il mirino di queste frange terroristiche senza scrupoli o di qualche persona esaltata e totalmente fuorviata. 
Questi avvenimenti non devono tuttavia ingenerare in noi occidentali, odio nei confronti degli stranieri e sopratutto nei confronti dei musulmani, perchè un conto è essere musulmano e un conto è essere un estremista islamico! Il vero musulmano, ovvero colui che segue con coscienza e Amore la propria religione, non ha niente a che vedere con questi terroristi ed, anzi, essi rigettano totalmente questi scempi perpetrati contro il genere umano. Questo io lo dico da Cristiano, ma so bene che i veri musulmani sono persone pacifiche e rispettose della vita e del credo altrui, proprio come quest'uomo 36enne protagonista di questa bella storia e di questo bel messaggio lasciato a beneficio di tutti.
Non commettiamo il terribile, tragico errore di entrare nel vortice dell'odio..... perchè questo è proprio quello che vuole l'Isis o qualsiasi altra frangia terroristica che perpetra queste assurde carneficine. Essi ricercano proprio questo: ingenerare paura e odio nella gente, per creare un terreno "fertile" atto a sviluppare guerre ideologiche tra le popolazioni, che altro non porterebbero che a nuove carneficine, a nuovo spargimento di sangue e a tanto, tanto dolore.

L'odio genera sempre nuovo odio.... così come l'Amore genera sempre altro Amore. Noi stiamo sempre dalla parte dell'Amore, preghiamo per la Pace, sopratutto la Pace dei cuori, e preghiamo perchè queste persone che si prestano ad atti così barbari e disumani possano aprire gli occhi e il cuore, capire i propri errori, cambiare, e tornare sulla retta via. Cambiare è sempre possibile per chiunque, e con l'Amore, la preghiera e l'esempio possono cambiare anche le persone che ci sembrano più crudeli e insensibili. Il nostro compito e quello di essere sempre seminatori di Pace, come il nostro buon Dio, Padre di TUTTI gli uomini ci chiede, e così facendo la Pace scenderà nel cuore delle persone e si espanderà in tutto il mondo.

Marco

sabato 25 giugno 2016

Un abbraccio grande come il mondo intero


Fin da bambina Amma stringe a sé il prossimo come segno d’Amore. Ha incontrato finora 34 milioni di persone, anche Papa Francesco

Un abbraccio, per cambiare il mondo. La missione di Amma sembra un’utopia in un epoca come la nostra, intrisa di odio e di violenza. Eppure fin da bambina questa placida e sorridente signora indiana di 62 anni la conduce con fervore, ottenendo risultati straordinari. Sri Mata Amritananda Mayi Devi, per tutti Amma (mamma in hindi), ha ripetuto finora il proprio semplice gesto di Amore circa 34 milioni di volte, accogliendo altrettante persone in una stretta materna. Ma il suo operato non si ferma qui. Embracing the World ("Abbracciando il mondo"), l’associazione da lei fondata in India, ha sedi e progetti benefici in 48 Paesi. Ha curato in ospedale gratuitamente oltre 2 milioni di malati, istituito 100 mila borse di studio per bambini poveri, dato una casa a 125 mila senzatetto, fornito una pensione vitalizia a 100 mila vedove e disabili, piantato 1 milione di alberi per conservare l’ambiente. L’abbraccio di Amma non conosce limiti né confini.



Di recente è venuta a Busto Arsizio, in provincia di Varese, per l’annuale incontro con i seguaci italiani. Nel vasto palazzo di Malpensa Fiere, vestita di bianco e con i lunghi capelli brizzolati raccolti in una treccia, ha ricevuto in tre giorni 30 mila persone, donando a ognuno un abbraccio. La gente era ordinata in fila tramite biglietti gratuiti, consegnati all’ingresso. Infaticabile, Amma ha continuato a dispensare abbracci dal mattino a notte inoltrata a un pubblico di ogni età, condizione sociale, fede religiosa. Lei non respinge nessuno e dopo ogni stretta lancia petali di rosa e dona una caramella. A volte regala anche a chi abbraccia una mela o un braccialetto per la preghiera.


Ha cominciato giovanissima, ancora ragazzina. Nata in un povero villaggio di pescatori del Kerala, nell’India meridionale, ha 6 fratelli ed è stata costretta ad abbandonare la scuola a 9 anni. Invece di giocare con i coetanei, cercava la compagnia di poveri e anziani, donando loro quel poco che riusciva a trovare in casa. Neppure i rimproveri del padre la fermavano. E dopo ogni regalo incoraggiava il beneficato con un abbraccio.
Da piccola non capivo il motivo di tanta sofferenza”, ricorda oggi. “Era una domanda così grande che ho cominciato a meditare e ho capito che la mia missione era donare Amore”. Così è diventata la "Santa degli abbracci", nota in tutto il mondo, che Papa Francesco ha voluto accanto a sé in Vaticano nel dicembre scorso per la firma della Dichiarazione universale dei leader religiosi contro la schiavitù. E nel suo villaggio indiano sorge adesso la sede principale di Embracing the World, dove 3 mila persone abitano e lavorano a progetti sociali. Amma vi risiede soltanto tre o quattro mesi l’anno. Nel resto del tempo viaggia ovunque nel mondo, portando il suo messaggio. Amma vi risiede soltanto tre o quattro mesi l’anno. Nel resto del tempo viaggia ovunque nel mondo, portando il suo messaggio.



L’Amore è dentro di noi, basta cercarlo”, dice. “La gente è triste perché non lo trova. E’ l’intelletto che blocca il flusso: come un paio di forbici, taglia e interrompe tutto. Ma il cuore è come un ago che può ricucire ogni cosa. Abbiamo bisogno di entrambi”.
In lei l’Amore degli altri è talmente vasto che determina la noncuranza di sé. Le sue maratone di abbracci sono estenuanti, ma Amma non sente la fatica, dorme pochissimo, beve e mangia ancora meno. E’ seguita da un medico che deve vigilare sulla sua salute, ma lei non gli dà mai ascolto. “Non ho un ego e non ho paura di morire”, afferma. “Non ho niente da perdere né da vincere. E poi perché conservare questo corpo? Consumiamolo”.

La “Santa degli abbracci” è induista e sa solo l’hindi, ma la sua fede le racchiude tutte e il suo linguaggio è universale. “Ho offerto me stessa al mondo e se diventi un’offerta non ti aspetti nulla, come un fiore quando si apre”, spiega Amma. “Ma non mi posso vantare di niente. L’Amore è un flusso che non puoi fermare. E’ la vera natura delle cose e nessuno può pensare di averla inventata da solo”.


di Igor Ruggeri

FONTE: Gente N. 47
1 dicembre 2015



E' proprio vero che l'Amore ha mille e più modi diversi per potersi esprimere...... ed uno di questi modi può essere costituito anche da uno spontaneo, semplice abbraccio. E proprio sull'"abbraccio", su questo semplice gesto che chiunque può fare, questa straordinaria donna orientale ha fondato tutta la sua missione, tutta la sua vita, tutta la sua Santità.
Personalmente sono Cristiano Cattolico e non ho nessuna remora ad affermare che Gesù Cristo è il Salvatore e Redentore del mondo! Ma non ho neppure nessun problema a dire che l'Amore, quello Vero, quello che si esprime con la piena donazione di sè, non conosce veramente barriere, limiti e confini.... nè di razza, nè di estrazione sociale, di sesso, nè di età, e neppure di religione. Il Vero Amore si può trovare ovunque e questa semplice donna ne è un bellissimo, splendido esempio. E tanto, tanto bene ha fatto e continua a fare questa donna con i suoi amorevoli abbracci, con le sue opere benefiche diffuse in tutto il mondo, al punto che anche Papa Francesco l'ha voluta accanto a sè.

Grazie Amma, per tutto quello che fai! Con i tuoi abbracci ci dimostri che l'Amore si può esprimere anche con i gesti più semplici e abituali e, per usare le tue stesse parole,
l'Amore è un flusso che non puoi fermare. E' la vera natura delle cose
”.
Grazie di tutto!

Marco

domenica 5 giugno 2016

La sposa che ha chiesto di piantare 10 mila alberi come unico dono di nozze


Trasformare un matrimonio in una vera e propria celebrazione della natura: è quello che ha fatto una giovane sposa indiana, chiedendo, come unico dono per le sue nozze, che venissero piantati diecimila piccoli alberi: cinquemila nel cortile della casa dei suoi genitori e altrettanti presso la residenza dei suoi futuri suoceri.

La protagonista di questo storia romanticamente green è la ventiduenne Priyanka Bhadoriya, laureata in scienze naturali e residente in un’area rurale del Madhya Pradesh, nell'India centrale. Secondo una tradizione diffusa in quella particolare regione del Paese asiatico, in occasione delle nozze la famiglia dello sposo è tenuta a fare dei doni speciali alla sposa. Doni che, in genere, consistono in gioielli, abiti o denaro. Inizialmente, quindi, la singolare richiesta di Bhadoriya ha spiazzato il promesso sposo, Ravi Chauhan, e la sua famiglia, che pensavano di acquistare per lei qualcosa di molto più convenzionale. Ma la ragazza è stata irremovibile nella sua scelta.

Il matrimonio è stato celebrato venerdì scorso, 22 aprile, proprio in occasione del Giorno della Terra.

Ho piantato piccoli alberi a partire dall'età di 10 anni – ha raccontato Bhadoriya al quotidiano indiano Hindustan Times – “Quando ho saputo che il mio matrimonio era stato fissato nella stessa data del Giorno della Terra, sono stata felice di ricordare il mio legame emotivo con l’ambiente”.

Sono felice di sapere che è più preoccupata per l'ambiente che per la sua ricchezza personale – è stato invece il commento dello sposo, che, passata la sorpresa iniziale, ha esaudito la richiesta della ragazza.

Bhadoriya aveva espresso la sua volontà qualche giorno prima delle nozze, quando la sua futura cognata si era recata da lei per conoscere le sue preferenze in materia di ornamenti e abiti, in modo che la famiglia dello sposo potesse farle un regalo in linea con i suoi gusti.

I suoceri sono stati sorpresi nel sentire che la sposa desiderava delle piante invece di oro e diamanti” - ha raccontato Brijesh Singh, il fratello maggiore di Bhadoriya - “Inizialmente, hanno pensato che chiedesse solo alcuni alberi, ma lei ha chiarito che voleva 10.000 alberelli al posto dei gioielli”.

La coppia di sposi ha piantato personalmente tre piccoli alberi nel villaggio natale della giovane donna, prima di partire per il paese in cui vive la famiglia del neo-marito: un gesto che, nelle loro intenzioni, è solo il primo di una lunga serie.

Abbiamo piantato due alberelli di mango, in quanto è una pianta naturalmente associata alla devozione” – hanno infatti spiegato – “E pianteremo dei piccoli alberi ogni anno, in occasione dell'anniversario del nostro matrimonio.

Non possiamo che augurare a questa giovane coppia green di poter vivere insieme molti anniversari felici, all'insegna dell'amore coniugale, certo, ma anche dell'amore per la natura.

di Lisa Vagnozzi

28 aprile 2016

FONTE: Greenme.it



Oggi, 5 giugno 2016, è la Giornata Mondiale per l'Ambiente. Per questa ragione, in questo giorno particolare, ho voluto postare una storia che parlasse di Amore per l'ambiente, di Amore verso la nostra cara Madre Terra, che tanto ci dona sotto ogni punto di vista, dall'acqua, al cibo, alla natura, alla bellezza.... tutto, veramente tutto! E allora vogliamo bene a questa nostra cara Terra, dono di Dio per tutti quanti noi, che ci offre generosamente tutto quello che ci occorre per vivere e anche di più! Vogliamole bene e rispettiamola, tuteliamola e amiamola, perchè di questo essa ha bisogno, di un umanità che la ami e che la difenda da ogni tipo di insulto e sopruso che, purtroppo, ahinoi, troppo spesso subisce proprio da parte di noi stessi. Impariamo da questa bellissima storia, che è un grande insegnamento per tutti. E se sapremo fare questo, essa continuerà a nutrirci, a cullarci e a meravigliarci, come amorevole e generosa nutrice che ha immensa cura di ogni suo ospite.

Marco 

mercoledì 25 maggio 2016

Regalano le ferie al collega che ha figli disabili. "Il più bel dono ricevuto"

Una bella storia di di solidarietà: succede a San Giorgio a Cremano, città metropolitana di Napoli. Quarantuno agenti della Polizia Municipale hanno deciso di rinunciare ad 82 giorni di ferie totali per donarli ad un collega in difficoltà

ROMA - Una bella storia di solidarietà. Succede a San Giorgio a Cremano, città metropolitana di Napoli. Quarantuno agenti della Polizia Municipale hanno infatti deciso di rinunciare ad 82 giorni di ferie totali per donarli ad un collega con figli disabili. Al sindaco di San Giorgio a Cremano, Giorgio Zinno, ha infatti ricevuto la richiesta, da parte degli stessi poliziotti, di cedere, a titolo gratuito, due giorni di congedo a favore di un collega per dargli la possibilità di assistere i due figli minori, affetti da grave disabilità. Una grande dimostrazione di soliderietà, nata dalla volontà da parte del corpo dei Vigili Urbani di offrire un aiuto concreto al collega che lavora a San Giorgio a Cremano da oltre 14 anni, un quarantenne, residente a Soccavo, che assiste i suoi due figli minori, affetti da un ritardo psicomotorio che non li rende autosufficienti.

I bimbi necessitano di terapie continue, oltre a cure costanti anche relativamente ai loro bisogni primari. "Il gesto di solidarietà dei miei colleghi - fa sapere l'agente - è il più bel regalo che abbia ricevuto. Gli agenti del Comando di Polizia di San Giorgio sono per me una vera comunità, quasi una famiglia, con la quale condivido le soddisfazioni lavorative ma anche i momenti complessi che vivo al di fuori del lavoro. Ringrazio anche il sindaco Giorgio Zinno, sempre sensibile a tematiche come queste e pronto a porgere una mano per alleviare situazioni di difficoltà".

La cessione di giorni di riposo e ferie a favore di altri colleghi è prevista dalla legge n. 183 del 10 Dicembre 2014 e in questa specifica circostanza, ha rappresentato un'opportunità per offrire un sostegno concreto a chi ne ha più bisogno.
"Ho accolto con favore - afferma il sindaco Giorgio Zinno - la richiesta dei 41 agenti di Polizia di cedere le proprie ferie a favore del collega che conosco come gran lavoratore, poliziotto attento e persona sempre disponibile. Mostrare solidarietà verso gli altri vuol dire partecipare ai problemi di chi fa parte della nostra comunità e, in senso più ampio, significa sentire un legame affettivo altruistico che ci unisce ai nostri simili. Essere solidali significa, quindi, sacrificare anche il proprio tempo per aiutare chi ne ha più bisogno. Sono orgoglioso del Corpo di Polizia Municipale che ha sacrificato il proprio bene personale con un gesto tanto semplice quanto indispensabile".


28 dicembre 2015

FONTE: Redattoresociale.it

venerdì 20 maggio 2016

Inno alla Vergine

Inno alla Vergine

   Vergine Madre,
figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’eterno consiglio,


tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo Fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.


Nel ventre tuo si raccese l’amore,
per lo cui caldo ne l’eterna pace
così è germinato questo fiore.


Qui se’ a noi meridiana face
di caritate; e giuso, intra i mortali,
se’ di speranza fontana vivace.

Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disianza vuol volar sanz’ali.

La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate

Dante Alighieri,
 Paradiso XXXIII, 1-21


martedì 10 maggio 2016

La meravigliosa storia di Dobri Dobrev, ultracentenario che ha donato 40 mila euro di elemosine in opere di Carità


Esistono storie di persone che fanno venire la pelle d’oca da tanto sono straordinarie, meravigliose, persino eccezionali….. storie di persone che ci ricordano quanto il nostro mondo possa essere bello se solo lo vogliamo, ma soprattutto quanto “potenzialmente” grande e ricolmo di virtù può essere il cuore dell’uomo. E una di queste storie, davvero straordinaria, è quella di Dobri Dobrev, meglio conosciuto come “nonno Dobri” o come “il Santo di Bailovo”.

Dobri Dobrev è un anziano signore, anzi più che anziano, essendo nato oltre 100 anni fa (!), per l’esattezza il 20 luglio 1914, nel piccolo villaggio di Bailovo, non lontano da Sofia, in Bulgaria. Suo padre morì durante la Prima Guerra Mondiale e sua madre dovette crescere lui e i suoi fratelli da sola. Del passato di Dobri non si sa molto perchè lui è restio a parlare di sé e dei particolari della propria vita, non ama la notorietà e preferisce vivere nel nascondimento, tuttavia sappiamo che durante la seconda Guerra Mondiale, in uno dei bombardamenti di cui Sofia rimase vittima, una granata cadde vicino a lui e da allora ha perduto quasi completamente il suo udito.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale Dobri ha deciso di donare tutti i suoi averi alla Chiesa e ha iniziato a vivere in totale e assoluta povertà, completamente dedito alla Carità e alla preghiera, vivendo solamente della sua piccola pensione statale pari, oggi, a 80 euro mensili. Le proprie spese personali del resto sono proprio ridotte all'estremo essenziale: vive in una piccola e povera stanza nel cortile interno della chiesa “San Cirillo e Metodio” del suo villaggio natale Bailovo, e anche se in essa c'è un letto, lui preferisce non utilizzarlo, ma dormire sul nudo pavimento, da vero asceta, rigettando ogni comodità che non fanno più parte del suo modo di essere. Dobri indossa indumenti riciclati, le scarpe se le fa da sè e si contenta del minimo indispensabile per mangiare, quasi sempre una pagnotta di pane e un pomodoro al giorno. Qualche volta lo si è visto mangiare una fetta d'anguria, donatagli gentilmente da qualche persona amica.

Tutto il suo tempo Dobri lo passa chiedendo l’elemosina ai passanti, tra il suo paese natale, i paesi cirocostanti e la capitale Sofia. Ma quello che la gente non sa, è che di tutto il ricavato di queste elemosine Dobri lo devolve interamente in opere di Carità, in particolar modo nel restauro di chiese e monasteri e per il pagamento delle bollette di acqua e di energia elettrica di un orfanotrofio. In tutti questi anni di elemosine Dobri ha raccolto la bellezza di 40 mila euro, completamente devoluti per questi scopi nobilissimi.
Per fare questo Dobri dona TUTTO quello che riceve della gente che incontra, fino all'ultimo centesimo, non trattenendo nulla, ma veramente nulla per sé. Fino a non molto tempo fa, Dobri si recava giornalmente a Sofia percorrendo la distanza che intercorre tra il suo paese Bailovo e la capitale (diversi Km) sempre rigorosamente a piedi, in ogni stagione e con qualsiasi condizione di tempo..... oggi, per ovvie questioni d'età e per le sue precarie condizioni di salute, non è più in grado di fare questo, per cui è costretto a prendere l'autobus. Ed essendo la sua bontà e generosità ben conosciuta da tutti, gli autisti non gli chiedono mai i soldi del biglietto.


La storia di Dobri richiama veramente da vicino quella della povera vedova del Vangelo, che dona tutto quello che ha, senza tenere nulla per sé stessa, oppure quella di altri Santi e asceti del passato, ma in una società frenetica e materiale come quella di oggi, la sua storia appare ancora più impensabile e “controcorrente”. Ed è proprio la Fede in Dio che spinge Dobri a fare tanto, a donare tutto di sé stesso per il Bene del prossimo e della Chiesa. Quando chiede l’elemosina Dobri tiene spesso in mano una candela e a tutte le persone che lo avvicinano si inchina e ripete sempre le parole “Rallegratevi in Dio”. Spesso lo si vede entrare in chiesa a pregare “per tutti coloro che ne hanno bisogno”.

La Chiesa e Dobri sono veramente un tutt'uno e la chiesa del suo paesello Bailovo è a tutti gli effetti la sua vera casa. Nel cortiletto interno della chiesa infatti, dove Dobri ha la sua stanza, si possono vedere secchi pieni di materiale e tante assi di legno..... non sorprenda tutto questo, perchè con questo materiale Dobri, sopratutto di prima mattina, si prodigava nel fare lavori di restauro e ricostruzione della sua chiesa, il tutto naturalmente a proprie spese.
La chiesa del suo paesino, piccola e accogliente, costruita dal maestro Gancho Trifonov di Smolskonel nel 1884, e’ uno splendido esempio della cultura Bulgara. Il sacerdote della chiesa e’ morto diverso tempo fa, e da allora, in questi ultimi anni, vengono altri sacerdoti a celebrare la Messa provenienti dai paesi vicini. L'anziano Dobri di primo mattino apre la chiesa per loro e per i pellegrini e la chiude la sera.

La sua figura di uomo vecchio dalla folta barba bianca è ormai divenuta familiare agli abitanti di Sofia e dintorni, ma ora non solamente lì. La sua storia meravigliosa e toccante, una volta venuta alla luce, è stata raccontata ed è arrivata al grande pubblico attraverso i moderni mezzi di comunicazione, quali giornali, televisione e internet. E' stato dedicato a lui persino un gigantesco murales, realizzato sulla fiancata di un palazzo, raffigurante la sua bonaria e rassicurante figura di uomo carico di anni, dai capelli e dalla barba bianchissimi come la neve, intento a chiedere l’elemosina con la sua inseparabile candela bianca in mano.
E' successo anche che della gente, venuta a conoscenza della sua storia e per ringraziarlo per tutto quello che faceva, lo abbia visitato nella sua modesta dimora e, vedendo l'estrema essenzialità di questa, si sia offerta di comprargli qualche mobile estremamente semplice. Ma Dobri, tenendo fede alla sua vocazione di assoluta povertà e totale carità, ha sempre rifiutato.

L'inaspettata popolarità che ha raggiunto Dobri negli ultimi tempi, non ha cambiato assolutamente nulla del suo stile di vita, tutta protesa verso Dio, per il bene della Chiesa e del prossimo. Quel prossimo nel quale Dobri vede, per ciascuno, il volto di Cristo.

Grazie Dobri !

Marco