sabato 2 dicembre 2017

Insieme per 71 anni, marito e moglie muoiono lo stesso giorno tenendosi per mano


I due anziani coniugi sono morti a 95 e 96 anni dopo aver superato la guerra mondiale e trascorso una vita sempre insieme.

Si erano conosciuti la prima volta durante un appuntamento al buio nei primi anni '40 e da allora si erano innamorati l'uno dell'altra decidendo di rimanere insieme fino alla fine dei loro giorni arrivata dopo 71 anni di matrimonio, nello stesso giorno per entrambi. È la commovente storia di un'anziana coppia di coniugi statunitensi, deceduti mano nella mano in una struttura di ricovero a Norfolk, nello stato della Virginia. Dopo essere stati separati dalla Seconda Guerra Mondiale, durante la quale lui ha servito nei Marines e lei come infermiera in Marina, Isabell Whitney e Preble Staver si sono sposati nel '46.

Durante la loro vita hanno avuto cinque figli, tanta felicità e anche momenti di dolore come la morte prematura di un figlio, deceduto a seguito di un brutto incidente durante una partita di football al liceo, ma hanno attraversato ogni momento sempre insieme. Uniti hanno anche affrontato i primi sintomi della vecchiaia e poi la malattia di lei con la demenza che l'ha colpita negli ultimi anni. Insieme si sono trasferiti in una struttura per anziani dove però la malattia, col passare degli tempo, li ha costretti a vivere in stanze separate nell'ultimissimo periodo. Quando i medici e familiari hanno capito però che la loro ora era vicina li hanno rimessi uno vicino all'altro e così insieme, mano nella mano, sono morti a poche ore di distanza l'uno dall'altra nello stesso giorno.

Commovente il ricordo della figlia Laurie Clinton che ha rivelato un emozionante momento vissuto dai due coniugi pochi giorni prima della loro morte. "Mia madre è stata portata a far visita a papà per il suo 96° compleanno il 17 ottobre. All'improvviso ho sentito questa piccola voce flebile, era mamma che nonostante la demenza cantava Happy Birthday a papà" ha raccontato la donna, rivelando: "A quel punto sono sembrati più calmi e più tranquilli e così so rimasti fino al 25 ottobre quando sono morti a 95 e 96 anni".

21 novembre 2017

FONTE: Fanpage


Tenerissima storia d'Amore coniugale che tocca veramente il cuore. L'Amore, quello vero, è davvero per sempre!

Marco

giovedì 23 novembre 2017

"Non si smette mai di essere mamma": a 98 anni va in casa di cura per assistere il figlio 80enne


Un rapporto davvero speciale: a Liverpool Ada Keating ha deciso di seguire Tom nell'istituto per anziani. I due trascorrono il tempo giocando e guardando la tv

INSEPARABILI, uniti da quel legame speciale che esiste solo tra madre e figlio. Ada Keating ha 98 anni e ha sempre vissuto con il figlio Tom, che di anni ne ha 80 e che non si è mai sposato.

Nel 2016 Tom è stato ricoverato nella casa di cura di Moss View Care di Liverpool, per motivi di salute. Così, un anno dopo la madre ha deciso di trasferirsi nello stesso istituto per stargli vicino.

I due, racconta Liverpool Echo, trascorrono il tempo giocando o guardando serie tv. "Auguro a Tom buona notte e buongiorno - racconta Ada - e quando vado dal parrucchiere so che lui aspetta il mio ritorno a braccia aperte. Non si smette mai di essere mamma".

"Sono contento di vedere più spesso mia madre - ha detto Tom -. Lei è molto brava a prendersi cura di me e a volte mi dice ancora: 'Comportati bene!'". Un amore immenso, che ha commosso anche il personale della struttura: "Non è così frequente vedere madre e figlio nella casa di cura insieme - ha detto il responsabile Philip Daniels -. Vogliamo che restino insieme il più possibile", si legge sul Liverpool Echo.

Ada e suo marito Harry avevano quattro figli: Tom, Barbara, Margi e Janet morto all'età di 13 anni. Prima di andare in pensione, Tom era un pittore e decoratore, mentre Ada era un'infermiera ausiliaria presso il Mill Road Hospital.

Nella casa di cura, Ada e Tom ricevono spesso la visita della nipote dell'anziana, Debi Higham, e degli altri membri della famiglia. "È rassicurante per noi sapere che si prendono cura di loro a vicenda 24 ore su 24".



di Piera Matteucci

30 ottobre 2017

FONTE: Repubblica.it


Eh, l'immenso Amore delle madri! Vogliamo sempre bene alle nostre care mamme, perchè l'Amore che loro hanno per noi figli è incommensurabile. Vogliamogli sempre bene e dimostriamoglielo ogni volta che possiamo!

Marco

venerdì 17 novembre 2017

Mark Bustos, il parrucchiere dei senza tetto di New York


La storia di Mark Bustos è legata alla solidarietà e al desiderio di fare qualcosa di bello e di buono per gli altri. Accade, infatti, che in una metropoli incredibilmente popolosa e frenetica come New York un ragazzo di origine filippina metta la sua arte a servizio dei senza tetto. Mark Bustos lavora come parrucchiere in uno dei saloni più trendy di Manhattan, ma ogni domenica scende in strada con uno sgabello e i suoi fidati forbici e rasoi, per offrire un taglio di capelli e una rasatura a chi non può certo permettersela oppure ha altro a cui pensare. La sua ragazza lo supporta e chiede ai senzatetto se desiderano qualcosa da mangiare e porta loro un po’ di cibo mentre Mark li acconcia "per le feste".

L’idea è venuta a Mark nel 2012, dopo aver fatto un viaggio nelle Filippine per andare a trovare la sua famiglia e durante il quale ha deciso di prendere in affitto una sedia da barbiere e omaggiare di un taglio di capelli i bambini poveri del suo quartiere. Da qui l’idea di ripetere questo bel gesto anche tra le vie di New York, dove i senza tetto si muovono come presenze invisibili. Un taglio di capelli può donare un pizzico di dignità e aiutare le persone a trascorrere una giornata migliore e dunque, ogni domenica, Mark si sposta per le strade della Grande Mela alla ricerca dei più bisognosi e offre loro un nuovo taglio di capelli o una semplice rasatura.


Mark documenta il suo lavoro con immagini che poi pubblica su Instagram con il tag #BeAwesomeToSomebody. Alla domanda se si ricorda in particolare di qualcuno, Mark risponde che gli è rimasta impressa la storia di Jemar Banks. “Durante il taglio – ricorda Mark in un’intervista – non proferì quasi parola. Alla fine gli porsi uno specchio per vedere il risultato.

L’unica cosa che disse fu: "Conosci qualcuno che potrebbe offrirmi un impiego?". Si tratta della riprova che vedersi puliti allo specchio può stimolare le persone a cambiare vita, anche se non è facile e molti sono gli ostacoli da superare
.

Un caso analogo si era verificato alcuni anni fa, quando il programmatore Patrick McConlogue era rimasto incuriosito da Leo, un clochard diverso dagli altri in quanto sobrio e curato. Patrick aveva deciso di spiegargli come funziona il linguaggio di programmazione e in sole quattro settimane Leo era riuscito a sviluppare un’app sul riscaldamento globale e il cambiamento climatico. Si tratta di gesti che possono cambiare il corso della vita di una persona e che fanno bene al cuore, in quanto raccontano che la vita è meravigliosa e riserva sorprese straordinarie quando meno ce lo aspettiamo.

di Alessia Martalò

12 marzo 2015

FONTE: Myusa.it

sabato 4 novembre 2017

Hai presente l’acqua fresca? Così è Maria


Che gioia incontrare dell’acqua limpida e fresca quando il caldo ci provoca arsura, o brucia il nostro corpo esposto al sole. La sua freschezza allieta, ma anche la limpidezza, segno che niente di sporco l’ha contaminata. Ci sentiamo sicuri quando nella sua trasparenza l’acqua lascia intravedere “il fondo” delle cose, e siamo attirati ad esplorarla. Toccandola, immergendosi in essa o bevendola è come se queste sue stesse qualità entrassero in noi e ci rendessero tali. E perché no, visto che per la maggior parte siamo composti d’acqua!

Hai presente l’acqua fresca? Bene, così è Maria: acqua fresca e pura, sempre pronta a scorrere in noi per lavarci delle scorie del peccato. Immersi in Lei avvertiamo la levità dell’essere che può così abbandonarsi libero grazie all’assenza di gravità, come nel mare, quando stiamo “a galla”. Solo che qui non si parla di forza di gravità ma della gravità della colpa, nostra o altrui, al peso del mondo, che ci opprime con le sue esigenze materiali, pressanti ed invadenti.
Sgorgando dal cuore del Padre, fonte di Grazia perennemente aperta, Maria giunge a noi come un agile ruscello, capace di superare ogni ostacolo che trova innanzi, scavalcando le pietre della nostra ostinazione e insinuandosi nelle fessure della nostra anima, per rinfrancarla e abbeverarla. Ogni suo tocco è beneficio, ogni goccia è sollievo. Procede sicura e tranquilla come un torrente che fluisce dall’Eterno ed entra nel tempo, riempiendo i canali di vite essicate, irrigando i campi dei poveri prosciugati dall’avidità dei ricchi, colmando il vuoto di morti improvvise, di lutti impensati.
Intere popolazioni soffrono la siccità della Fede, e Lei pioggia benefica, si effonde calma e regolare, ammorbidendo i cuori, che come zolle di deserto giacevano induriti perché nessuno annunciava loro Verità.
Ma non finisce qui. Se taci l’acqua diventa musica e calma la mente affannata; come quando vicino al mare l’onda s’infrange sulla riva, o presso una fontana che a ritmo cadenzato versa acqua. Ascoltarla dona pace e quieta l’anima. E così se fai silenzio mentre preghi, senti la voce di Maria, avverti il suo canto, la melodia di note che escono incessanti dal Suo cuore per parlarci, rassicurarci e consolarci, come accade ai bimbi che sentono la voce della mamma.
E’ facile ricevere quest’acqua, basta porgere le mani. Possibilmente vuote. Anzi, il cuore, perché così Lei non va più via.




di Stefania Consoli

FONTE: Succede a Medjugorie…


Bellissimo scritto di Stefania Consoli che ho fatto subito mio. Un mio piccolo, modestissimo omaggio a Maria SS., Madre di tutti noi, fonte di acqua fresca e pura per chiunque La voglia accogliere.
Grazie Mammina Santa!

Marco

giovedì 26 ottobre 2017

La porta del Paradiso è qui nella nostra spa


Benedetto centro benessere. A Siracusa ci si rigenera dalle Orsoline

«Curando il fisico aiutiamo gli ospiti a intraprendere un percorso interiore», dice la direttrice di Domus Mariae

Se il Paradiso può attendere è perché in terra ci sono posti come questo. La casa per ferie Domus Mariae Benessere sorge sul lungomare dell’Ortigia, nel cuore antico di Siracusa, a due passi da quanto di meraviglioso c’è da vedere in città. Già per il panorama che si gode dalla terrazza l’hotel vale una visita.
Ma c’è di più, perché questo non è un semplice albergo, né la solita spa dove trascorrere qualche ora lontano dalla frenesia. «Qui ci prendiamo cura delle persone dal punto di vista sia fisico sia spirituale», spiega suor Rosamaria Falco. Barese di origine, un diploma all’istituto alberghiero e una laurea in Economia prima di prendere i voti, è stata lei, nel 1995, a trasformare in hotel quella che era una scuola gestita dalle Orsoline all’interno di un ex convento del 1300. Nel 2008, poi, la struttura è stata ampliata con il centro benessere. «L’edificio andava ristrutturato, non avevamo i soldi per farlo. Così ci siamo adattate alla vocazione turistica dell’Ortigia», spiega. «Senza dimenticare la nostra missione: promuovere la dignità umana e aiutare gli altri a trovare il Signore. Lo facciamo coccolando gli ospiti, mettendoli nelle condizioni di intraprendere un percorso interiore».
Suor Rosamaria non ha dubbi: «Il benessere fisico aiuta a pregare», assicura. Non per niente lei stessa comincia la giornata con impacchi di aceto e una doccia corroborante: getti alternati di acqua calda e fredda. E cura molto l’alimentazione, seguendo una dieta light a base di alimenti sani e nutrienti. Funziona? Sembrerebbe proprio di sì. La religiosa è un vulcano, gestisce tutto con precisione svizzera. La aiutano le consorelle Orsoline suor Lucia e suor Carmela e un piccolo, efficientissimo esercito laico di receptionist, cuochi, camerieri, operatori fisiatrici ed estetisti. Sono questi ultimi, in particolare, a seguire il cliente nel centro benessere. «A usufruire dei trattamenti sono sia gli ospiti dell’hotel sia clienti esterni, che vengono apposta per un percorso benessere, una seduta di kinesioterapia (ginnastica riabilitativa in acqua) o trattamenti più specifici come l’aerosol e l’idrocolonterapia (la pulizia dell’intestino, fatta con un macchinario apposito)», spiega suor Rosamaria. «Il bello è che chi prenota il classico percorso da un’ora e mezza ha il centro a sua completa disposizione», aggiunge Francesca Noè, uno degli “angeli” della spa. L’ideale per coppie, famiglie e piccoli gruppi di amici, «ma anche per evitare la promiscuità, perché in fondo siamo pur sempre delle suore».
Ci sono delle regole da rispettare, insomma. Niente nudità come nelle saune nordiche, o comportamenti sconvenienti. Ma nessuno si è mai lamentato. «Chi viene da noi lo fa consapevolmente. Molti partecipano alla Messa nella cappella interna o nell’adiacente chiesa di San Filippo Neri, alcuni chiedono l’appoggio del nostro padre spirituale. Tanti, quando se ne vanno, ringraziano il Signore per averci ispirate a portare avanti questo progetto», racconta la direttrice. «Noi, dal canto nostro, non imponiamo nulla, ma agiamo “in punta di piedi”. In ogni camera facciamo trovare il Vangelo, un libretto di preghiere e un calendario con massime religiose, ma gli ospiti non sono obbligati a farne uso».
Tutti, però, che siano cattolici praticanti o meno, si trovano al centro di attenzioni speciali: sempre accolti con un sorriso e una parola gentile, trattati non come numeri ma come persone. «Noi, sorelle e membri dello staff, ci consideriamo una famiglia, e gli ospiti lo percepiscono. Qui si sentono subito a casa, in un’atmosfera rilassante e amichevole».
In più di un’occasione a suor Rosamaria è capitato di ascoltare le storie dei suoi clienti, di prestare loro un orecchio comprensivo. Più come un’amica o una confidente che come la responsabile di una struttura ricettiva. «E’ un aneddoto che racconto spesso: avevamo aperto da poco quando un giorno arrivò una coppia di giovanissimi. Capii subito che non erano sposati, che la loro era la classica “fuitina”. Chiesero una camera, io dissi loro di no, ma non li mandai via. Alla fine la ragazza mi confessò che era lì di nascosto: sua madre non vedeva di buon occhio la relazione perché lui non era diplomato. Per farla breve, mi interessai della faccenda, diedi loro una mano a chiarirsi con i genitori… Oggi sono sposati e lei ancora mi ringrazia».
Tra un messaggio e una cromoterapia, qualche fortunato trova anche una risposta ai suoi dubbi, una soluzione ai problemi. Non tutti, sia chiaro: l’illuminazione non è compresa nel prezzo. Ma un attimo di pace, quello sì. E il sorriso sereno di chi lavora ogni giorno per il piacere di dare gioia agli altri.

di Federica Capozzi

FONTE: Gente N. 34
30 agosto 2016


E' veramente una bellissima (e originale) idea quella di creare un centro che si occupa sia di benessere fisico che spirituale. Una rigenerazione a "tutto tondo" potremmo dire, ma sempre e comunque senza imposizioni di alcun tipo. E con molto piacere riporto questo articolo sulle pagine di questo blog. Bravissimi tutti!

Marco

martedì 8 agosto 2017

Ania, dall’inferno alla castità


A Medjugorje fonda “Cuori Puri” per promuovere il rispetto del corpo tra i giovani

Una vita di errori e difficoltà, poi il cambiamento radicale a Medjugorje e la fondazione di un'iniziativa per promuovere la castità prematrimoniale tra i giovani. Questo il percorso di Ania Golędzinowska, nata a Varsavia (Polonia). “La mia non è stata una giovinezza normale. Ho scoperto troppo presto il sesso, la droga e il lato oscuro delle cose. Ho scoperto troppo presto quanto sia dura la vita”, racconta nel suo libro "Salvata dall'inferno" (Sugarco).

Una famiglia instabile, furti, droga… Quando si presenta l'opportunità di andare in Italia, Ania la coglie al volo. Poi torna a casa, ma dopo un po' riparte di nuovo. Le hanno prospettato un lavoro nel campo della moda, ma finisce in un giro di night club a Torino. Ha 17 anni, e viene violentata da un cliente che le era sembrato ineccepibile.

Nel 2011, dopo anni di sofferenze, il primo viaggio a Medjugorje è uno splendido shock.Ormai per me una sola cosa contava veramente: nei miei occhi era rinato uno sguardo che credevo perduto per sempre. Uno sguardo che aveva voglia di continuare a specchiarsi nella realtà, alla ricerca della semplicità, dell’amore, della solidarietà con chi divide con noi il cammino della vita. Uno sguardo sul mondo, con occhi di bambina”.

Torna in Italia, ma poi sente che il suo posto è Medjugorje. Vive lì due anni in una comunità mariana retta dalle suore. In seguito, insieme a padre Renzo Gobbi, dà vita all’iniziativa Cuori Puri (www.cuoripuri.it), che promuove la castità prematrimoniale tra i giovani, che lei stessa ha iniziato a vivere dal 2010 in attesa di incontrare il vero amore per tutta la vita. “Perché la trasgressione più grande oggi è quella di andare controcorrente”, afferma.

A marzo di quest'anno, Ania ha sposato Michele, un ragazzo conosciuto a Medjugorje e aderente all’iniziativa “Cuori Puri”.

Nel libro Dalle tenebre alla luce (Sugarco), Ania racconta la storia e il significato dell'iniziativa che ha fondato, “un’esperienza in cui sperimento quotidianamente l’abbraccio di Gesù. Un’esperienza di amore autentico. Un’esperienza radicale, tanto quanto 'naturale' e ricca di gioia”.

Castità, riconosce Ania, “è una parola poco di moda, mai alla ribalta delle cronache, anzi viene spesso derisa. Sembra cosa antica, quasi dimenticata. Di certo non accattivante”. La castità, osserva, “certo è una sfida. Si tratta di un cammino che richiede sacrifici, ma è anche un’avventura straordinaria, ricca di frutti di cui tutti possiamo godere”.

Oggi "Cuori Puri" conta più di 9.000 ragazzi che hanno deciso di abbracciare la castità prematrimoniale o sono sulla strada per farlo. “Cuori Puri”, spiega Ania, “non è una comunità né un movimento, è un’iniziativa per i giovani e le coppie che decidono di rispettare Dio, scegliendo la castità, fino al matrimonio, per chi aspira a questo sacramento”.

L'obiettivo dell'iniziativa è dare voce al valore della castità e alla virtù della purezza. Ania è convinta che “la trasgressione più grande oggi sia quella di non concedersi”, perché “ormai il sesso è diventato un atto scontato”, mentre si tratta di “un atto bello e puro, quando è un atto d’amore”.

Promettere la castità, prosegue Ania, “non significa propriamente fare un voto, dato che fa parte già dei precetti della Chiesa. Insomma è 'compreso nel pacchetto' il fatto di non commettere atti impuri”. Allora perché promettere in modo pubblico? “Perché oggi – risponde – viviamo in un mondo che ogni giorno mina le nostre certezze e attacca la nostra fede. In un mondo in cui continuamente ci viene proposto uno stile di vita lontano dalla Chiesa. Una società in cui la maggior parte dei giovani cresce senza alcuna educazione cattolica e quando invece c’è, spesso non viene spiegata come una Grazia, come una cosa bella, come un dono, bensì è un’imposizione moralistica”.

In questo senso, essere un Cuore Puro “non significa soltanto astenersi dagli atti sessuali, bensì si tratta di un insieme di virtù, di doni e di impegni che ogni giorno mettiamo in atto per essere vicini a Dio”.

Nella presentazione di "Dalle Tenebre alla Luce", monsignor Giovanni d'Ercole, vescovo di Ascoli Piceno, ricorda che “se pur fra molto fango, la perla della purezza non è scomparsa in questa nostra epoca, ed anzi, in varie parti del mondo, sembra cominciare ad acquistare un non sperato successo per l’umile freschezza che l’accompagna. È come la riscoperta d’un prezioso tesoro”.

La purezza è l’indispensabile purificazione del cuore e della mente per vedere, conoscere e incontrare il volto di Dio.

di Roberta Sciamplicotti

30 settembre 2014

FONTE: Aleteia


Bellissima storia di Fede, di Conversione e di Amore, dopo il dramma della violenza, del sesso e della droga, circolo infernale nella quale Ania era finita ancora giovanissima. E dalle "ceneri" di questo passato turbolento, Ania ha saputo "rinascere" e valorizzare tutto il suo vissuto fondando questa bellissima iniziativa denominata "Cuori puri", nella quale Ania valorizza al massimo la meravigliosa Virtù della "castità", così bella eppure così poco considerata, per non dire bistrattata, nella società d'oggi.
Grazie Ania per ricordarci la bellezza di questa Virtù, così cara agli occhi di Dio, e grazie per il tuo esempio, per la tua testimonianza, per tutto quello che hai fatto di Bello finora e che certamente farai ancora in futuro. Grazie di tutto!

Marco 

lunedì 17 luglio 2017

Bosnia, il piccolo Zejd è sordo: la sua classe impara il linguaggio dei segni


Zejd, sei anni, aveva un po' paura della scuola: adesso non vede l'ora di andarci.
Lo scorso settembre sua madre Mirzana lo ha accompagnato in una classe della prima elementare di Sarajevo, consapevole che per lui non sarebbe stato semplice integrarsi, dal momento che è sordo dalla nascita. Questo anche perché la sua maestra, Sanela Ljumanovic, non conosceva la lingua dei segni. L'insegnante però è andata a sua volta a scuola e ha imparato la lingua per poter comunicare con il piccolo Zejd, ma questo non le bastava. Il passo successivo è stato insegnare a tutta la classe il linguaggio utilizzato dal bimbo bosniaco in modo tale che Zejd potesse "parlare" con tutti. E così è stato. 
Ora è davvero felice e motivato, racconta sua madre Mirzana.
Una favola così positiva da dare vita a un circolo virtuoso: contento per lo sforzo dei suoi compagni, Zejd sta pian piano imparando a leggere le labbra mentre i suoi amici, divertiti da quei gesti con le mani, nel dopo scuola stanno insegnando ai propri genitori tutti i segreti del linguaggio dei segni.

di Giacomo Talignani

8 febbraio 2016

FONTE: Repubblica.it