martedì 20 agosto 2019

Le suore che salvano gemelli e disabili dalla morte


Nell’ex colonia portoghese con capitale Bissau c’è la diffusa consuetudine, dettata dalla superstizione, di abbandonare il primo nato di due gemelli e anche i bimbi disabili, spesso lasciati morire nella foresta. È in tale contesto che agiscono le Suore Benedettine della Divina Provvidenza e le Missionarie dell’Immacolata, la cui opera è fondamentale per custodire queste vite indifese.

Se venire al mondo in Guinea-Bissau non è facile, lo è anche di meno per i nati da parto gemellare. Nell’ex colonia portoghese, infatti, continua a essere presente la consuetudine di abbandonare il primo nato di due gemelli, spesso lasciandolo morire nelle aree paludose della foresta o sulle rive del fiume.

Non a caso, da una ricerca realizzata dall’Odense University Hospital sull’andamento demografico nella capitale del Paese africano nel periodo tra il 2009 e il 2011, è emerso come i gemelli avessero una mortalità perinatale molto elevata, tre volte superiore a quella dei singoli. Una situazione legata alla sopravvivenza di credenze ancestrali che identificano questa categoria come portatrice di pericoli e sventure. Alla luce di queste rappresentazioni culturali dure a scomparire, queste esistenze vengono lette come un’incognita nel rapporto tra l’umano e il divino, da "risolvere" con l’alienazione o l’eliminazione fisica.

L’usanza continua a essere praticata nelle società Balanta e Mansoanca, dove questi bambini vengono spesso considerati posseduti da spiriti maligni, gli “iran”. La stessa sorte è riservata ai nati con disabilità, anch’essi ritenuti posseduti e per questo abbandonati nella foresta, dove vanno incontro a morti orribili; o sbranati dagli animali o uccisi nel corso di cerimonie rituali. In questi casi, le madri, per l’ostracismo della comunità in cui vivono, sono condotte a consegnare i propri figli nelle mani degli stregoni del villaggio.

Ci sono storie, però, di donne più forti delle superstizioni che, con coraggio, sono riuscite a salvare i loro pargoli da questa fine atroce: è il caso di Nita che riuscì, attraversando un fiume in canoa da sola, a portare in salvo la sua bambina nata senza una gamba e con una mano malformata, affidandola alle cure di una suora in missione. Oggi la piccola, arrivata in Sicilia con l’aiuto dell’associazione “Amici della Missione” di Acireale, ha 11 anni e grazie alle cure del Centro ortopedico Ro.Ga. di Enna ha imparato a camminare e persino a ballare.

Vicende come quest’ultima aiutano a comprendere l’importanza dell’azione missionaria della Chiesa, impegnata a difendere, per citare le parole che san Giovanni Paolo II ebbe a pronunciare nel 1990 proprio a Bissau, “l’inviolabile dignità della persona umana, in modo che tutti siano portati a riscoprirla alla luce del Vangelo”. È quello che fanno le Suore Benedettine della Divina Provvidenza che, nella città di Catió, si occupano di accudire nel Centro nutrizionale della missione i piccoli abbandonati, perché gemelli o disabili, o aiutano nell’allattamento e nell’istruzione quelle madri che hanno scelto, invece, di tenerli e crescerli nonostante i pregiudizi. Quest’attività viene affiancata da corsi di formazione rivolti alle donne dei villaggi vicini, con lezioni anche sulla disabilità e sulla gemellarità per sfatare le credenze popolari che sono all’origine della pratica degli infanticidi.

Un’altra realtà importante che agisce a difesa della vita in un Paese dove ignoranza diffusa, estrema povertà e instabilità politica rendono non poco complicata quest’opera, è rappresentata da Casa Bambaran a Bissau. Si tratta di una struttura gestita dalle Missionarie dell’Immacolata dove trovano accoglienza quei bambini strappati a una morte sicura perché disabili o gemelli nati per primi. Il centro, situato nella periferia della capitale, prende il nome dal tessuto che le donne africane utilizzano tradizionalmente per avvolgere i neonati. Qui i bambini abbandonati nelle strade e nelle foreste hanno la possibilità di iniziare un percorso scolastico e vengono aiutati, grazie a una sviluppata rete di contatti con le parrocchie, a trovare famiglie disposte a prenderli in affido.

La presenza della Chiesa cattolica costituisce in molti casi, come abbiamo visto per la storia di Nita e della sua piccola nata con una malformazione, l’unica opportunità di sopravvivenza per questi piccoli non accettati dalle comunità d’appartenenza per la loro "diversità".

Un argine contro quella cultura dello scarto che in questo caso specifico continua a fare vittime a causa della persistenza di credenze ancestrali, ma che negli ultimi decenni si vorrebbe ulteriormente rivitalizzare in Africa attraverso quella che Francesco chiama “colonizzazione ideologica” e che passa mediante la promozione di pratiche contro la vita come, ad esempio, l’aborto selettivo.

di Nico Spuntoni

4 agosto 2019

FONTE: La nuova Bussola Quotidiana


E' tristissimo vedere come, ancora nel 21° Secolo, debbano esistere in certe parti del mondo culture e credenze così macabre che portano alla morte un gran numero di piccole creature innocenti. Ma, grazie al Cielo, esistono i missionari, queste anime "belle" che si occupano di salvare questi bambini da questi assurdi infanticidi, causa di una mentalità retrograda e nefasta.
Non si potrà mai ringraziare abbastanza l'opera dei missionari nel mondo, uomini e donne che dedicano tutta la loro vita a favore dei più poveri, degli indifesi, degli anziani, dei malati, dei bambini.... per Amore loro e a Gloria di Dio. Da parte mia, posso solamente dire, con tanta gratitudine e riconoscenza, il mio più sentito "Grazie".

Marco

giovedì 15 agosto 2019

Ferie donate per la piccola Elisa


Alcuni dipendenti dell'ospedale di Pordenone hanno scelto di convertire i giorni accumulati e aiutare la famiglia della piccola. La bimba malata di leucemia ha appena compiuto 5 anni. Il grazie della mamma: “Un gesto che riempie i nostri cuori”

AZZANO

Anche l'ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone aiuta la piccola Elisa grazie alle ferie solidali. Si tratta di giorni di ferie donati a titolo gratuito e volontario dai dipendenti.

L'INIZIATIVA

Il grazie di mamma Sabina e papà Fabio è enorme; nella speranza di non essere lasciati soli in questo lungo viaggio. Per chiedere le ferie solidali ci sia un iter burocratico da seguire, con relativa richiesta da presentare al datore di lavoro, ogni volta che vengono raggiunti i 30 giorni donati. A parlare è la mamma, Sabina Maria, che racconta di Elisa che ha appena compiuto 5 anni (il terzo compleanno di fila in ospedale) poiché colpita da una leucemia rarissima, la miclomonocitica infantile. “Volevo permettermi di ringraziare veramente con tutto il cuore i colleghi dell'ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone e tutta l'Azienda 5 del Friuli Occidentale. Infatti ho saputo che mi stanno aiutando, donandomi le ferie solidali grazie a una nuova legge entrata in vigore lo scorso aprile – afferma Sabina -. Chi vorrà potrà donare da un minimo di un giorno al massimo di 8 giorni spalmandoli in vari mesi e la donazione sarà anonima. Ringrazio anche perché ho appena finito l'aspettativa di due anni. Un saluto e un caloroso abbraccio in particolare va alla signore Michela Casarsa che, oltre aver già donato di sua iniziativa, si è prodigata instancabilmente per propagare questo appello di grande solidarietà. Sono ormai da quasi due anni e mezzo chiusa in camera con la piccola Elisa e il mio compagno Fabio all'ospedale del Vaticano, il Bambino Gesù: non finiremo mai abbastanza di ringraziare per l'ospitalità, l'amore e la professionalità il professor Franco Locatelli, tutti i medici, l'ufficio infermieristico e i volontari; è il quarto ospedale che giriamo pur di riuscire a salvare la piccola dalla malattia. Purtroppo attualmente non esiste nessuna terapia che la possa salvare, solo il trapianto di midollo osseo. Un primo tentativo fatto il 19 gennaio 2018 non ha avuto purtroppo un buon esito forse a causa della malattia troppo aggressiva o forse per il fatto che il donatore non fosse perfettamente compatibile. Elisa è in attesa di fare un secondo trapianto e la speranza è quella di riuscire a trovare un donatore e di portare il midollo nel suo corpicino. Attualmente le condizioni di salute sono discrete nonostante purtroppo abbia avuto ultimamente un virus che l'ha debilitata molto. Ci si prospetta una degenza ancora lunga, piena di insidie. Sono vicino a Elisa giorno e notte pur di riuscire in questa impresa, che ormai mi pesa relativamente, vado avanti per inerzia. Vicino a noi c'è il mio compagno Fabio, che ha voluto chiudere la sua attività due anni e mezzo fa per andare a 600 chilometri da casa in uno dei centri all'avanguardia per questa terribile malattia. L'appello per trovare un donatore di midollo osseo è sempre attuale. Chiamate Admo oppure il centro trasfusionale dell'ospedale più vicino a voi”. Sulla pagina Facebook “Pardini Fabio per Elisa” maggiori informazioni anche su come tipizzarsi.

Di Elisa Marini

1 agosto 2019

FONTE: Gazzettino.it


Queste sono notizie che fa sempre un gran piacere riportare, anche se la situazione della piccola Elisa è tutt'altro che risolta! Ma confido sempre nella generosità del popolo italiano, che è da sempre un popolo dal grande Cuore.
Forza Elisa, ti siamo tutti vicini e facciamo tutti quanti il tifo per te! Ti vogliamo Bene!

Marco

sabato 3 agosto 2019

"Sono felice, ma ho bisogno di aiuto": il messaggio di Elisa nel giorno del suo compleanno


Elisa Pardini è una bambina colpita da una gravissima forma di leucemia. L'unico modo per salvarla è trovare un donatore pienamente compatibile. Oggi compie 5 anni: l'appello

"Oggi è il mio compleanno. E' il terzo che festeggio qui in cameretta al Bambino Gesù del Vaticano". La piccola Elisa Pardini, originaria di Pordenone, ha passato più di metà della sua vita in ospedale. Colpita da una gravissima forma di leucemia - la leucemia mielomonocitica infantile - cerca un nuovo donatore di midollo osseo dopo che un primo trapianto, compiuto nel dicembre 2018, non è andato a buon fine. "E' fallito forse perché la malattia era forte o perché la compatibilità del donatore individuato non era totale. A pochi mesi da quella operazione Elisa è tornata a stare molto male", racconta il suo papà Fabio, che non smette di combattere accanto alla figlioletta.

Si tratta di una forma di tumore del sangue chemio resistente, affrontabile solo con un trapianto di midollo osseo. La piccola si trova da tempo in cura presso il Bambino Gesù di Roma, insieme ai genitori che non la lasciano mai sola e per questo hanno dovuto abbandonare anche il loro lavoro. Una storia, la sua, che ricorda da vicino quella del piccolo Alex Montresor, che ha scatenato in Italia una vera e propria gara di solidarietà.

Questo il messaggio-appello comparso oggi su "Pardini Fabio per Elisa", la pagina Facebook gestita dal papà della bimba, sulla quale è attiva anche una raccolta fondi: "Mi chiamo Elisa e oggi è il mio compleanno... Compio 5 anni... E' il terzo che festeggio qui in cameretta al Bambino Gesù del Vaticano... Sono molto felice e fortunata perché da ormai quasi due anni e mezzo mamma e papà sono sempre vicino a me senza lasciarmi mai sola... Sono fortunata perché il Professore i Medici gli Infermieri e i Volontari stanno facendo l'impossibile (come del resto per tutti i bambini ammalati) per cercare di guarirmi e salvarmi la vita e di conseguenza anche quella di mamma e papà (sono affetta da Leucemia Mielomonocitica Infantile una leucemia rarissima che colpisce 1/2 bambini su un milione e non si può guarire con nessuna chemioterapia ma solo con il trapianto di midollo osseo, un primo effettuato il 18 dicembre 2018 ma purtroppo non riuscito e sono in aspettativa di trovare un donatore di midollo osseo più compatibile possibile per affrontare un secondo trapianto)".

"Sono fortunata perché tante associazioni e privati hanno aiutato la mia famiglia per andare avanti. Sono fortunata perché tantissime persone tramite il web e i mezzi d'informazione (giornali, tv, personaggi famosi dello spettacolo, dello sport e della politica) hanno conosciuto la mia drammatica vicenda e stanno spronando me e i miei genitori a non arrenderci e grazie anche a questo tantissime persone sono e stanno andando a tipizzarsi o alle ADMO www.admo.it oppure nei centri trasfusionali degli ospedali più vicini per donare il sangue per una eventuale donazione del midollo osseo... Ok adesso vi saluto e vi abbraccio e bacio tutti, vado a festeggiare... vi voglio tanto bene... e spero tanto di passare il prossimo compleanno a casa, con i miei genitori e tanti nuovi amici... P.S. I capelli non sono i miei...c'eravate cascati eh???...".

Come aiutare Elisa Pardini, la bambina affetta da una rara forma di leucemia

Per salvare la piccola Elisa non serve essere eroi. Basta un gesto di generosità, con un minimo sforzo. Prima di tutto occorre fare la "tipizzazione": basta un tampone salivare o un semplice prelievo del sangue che poi verrà inserito nella banca dati. Per verificare la propria compatibilità con la bambina, è sufficiente recarsi all'Admo (l’Associazione dei donatori di midollo osseo), oppure nel centro trasfusionale più vicino. Occorre avere dai 18 ai 36 anni non compiuti, pesare almeno 50 chili e non avere malattie trasmissibili. Dal sangue verranno prelevate, in modo altrettanto semplice, le cellule staminali su cui verrà verificata l'eventuale compatibilità con Elisa o con quella di uno dei tantissimi malati in attesa di trapianto. Una volta inseriti nel registro, si può essere contattati per donare il midollo fino a 55 anni.

Qui il sito dell'Admo, l'Associazione dei donatori di midollo osseo, per avere tutte le informazioni necessarie e verificare la propria compatibilità con la bambina.

Qui la pagina Fb "Pardini Fabio per Elisa", per seguire la lotta dei genitori per la loro bambina.

di Violetto Gorrasi

27 giugno 2019

FONTE: Today

domenica 28 luglio 2019

Mario Cerciello Rega: il carabiniere ucciso a Roma aveva un cuore d'oro!


"Un cuore d'oro" lo definiscono tutti. Una vita spesa a servizio degli altri, fra tutela dell'ordine, pasti caldi ai senza tetto, barelliere a Lourdes e opere quotidiane di bene. Il "ragazzone" di Somma vesuviana cui tutti erano affezionati.

«Un ragazzo d’oro, che ha frequentato la nostra chiesa dal battesimo fino al Matrimonio». Sono le parole con cui Fra Casimiro Sedzimir, parroco della chiesa Santa Croce in Santa Maria del Pozzo a Somma Vesuviana, ricorda il vice brigadiere Mario Cerciello Rega. Proprio in questa chiesa, dove era stato celebrato anche il matrimonio, 43 giorni prima dell’assassinio, sarà dato anche l’ultimo saluto, lunedì, al carabiniere ucciso a Roma.
«Il giorno del matrimonio
», ricorda il frate, «Mario e Rosa Maria erano emozionatissimi, una bellissima giornata per loro. Avevano coronato il sogno d'amore. Mario, ogni volta che tornava da Roma frequentava la parrocchia». A Roma, invece, il carabiniere, 35 anni, faceva volontariato ed era amato da tutti, soprattutto nel quartiere di campo dei Fiori dove viveva.
Occhi azzurrissimi e buoni, appena tornato dal viaggio di nozze in Madagascar – non aveva ancora disfatto i bagagli, lascia la madre Silvia, un fratello di 31 anni e una sorella di 19 (il padre era morto 10 anni fa).
«Mario era un ragazzo d'oro, non si è mai risparmiato nel lavoro. Era un punto di riferimento per l'intero quartiere dove ha sempre aiutato tutti», ha dichiarato Sandro Ottaviani, il comandante della stazione di Piazza Farnese dove il vice brigadiere prestava servizio. Mario era anche barelliere per l'Ordine di Malta, avrebbe ricevuto la medaglia d’oro fra qualche mese, e accompagnava i malati a Lourdes. Il martedì sera, invece, distribuiva pasti ai senza dimora della Stazione Termini. Proprio a Lourdes, devoto della Madonna come sua moglie, aveva chiesto a Rosa Maria, nella grotta delle apparizioni, di sposarlo.
Tra i tanti ricordi della sua bontà anche quello di una notte di cinque anni fa quando una mamma, vedova, chiama la stazione dei carabinieri perché non sa come portare in ospedale la sua bambina. Mario la accompagna al Bambino Gesù e resta con lei fino alla mattina. Gesto che la donna racconta ai carabinieri e che vale, per Rega Cerciello, un encomio.


Tantissimi i biglietti, i fiori e gli attestati di vicinanza all’arma. Gli stessi carabinieri rendono noto una letterina di una bimba lasciata davanti al Comando generale dell’Arma: «Carissimi Carabinieri», scrive la piccola, «vi vorrei ringraziare per tutto ciò che fate ogni giorno per il nostro Paese. Sin da piccola vi guardo come un bambino guarda il suo supereroe preferito. I miei supereroi siete voi, avete un cuore nobile e puro».

E anche noi di Famiglia cristiana ci uniamo al cordoglio che è di tutto il Paese ricordando il vice brigaderie con le parole che l’Arma ha diffuso via facebook appena saputo dell'assassinio:

"Nella sua nuda essenza anche la tragedia più grande è fatta di numeri: il Vice Brigadiere Mario Cerciello Rega aveva 35 anni, era sposato da 43 giorni e 13 ne erano passati dal suo ultimo compleanno.
È morto stanotte a Roma per 8 coltellate, inferte per i 100 euro che i 2 autori di 1 furto pretendevano in cambio della restituzione di 1 borsello rubato. In gergo si chiama “cavallo di ritorno”. Ma quei numeri non sono freddi: sono il conto di un’esistenza consacrata agli altri e al dovere, di una dedizione incondizionata e coraggiosa, di un amore pieno di speranze e di promesse. E la tragedia reca la cifra più alta: l’infinito. Il più vivo dolore per una mancanza che affligge 110 mila Carabinieri. Il più vivo cordoglio ai Suoi cari, che stringiamo in un immenso, unico abbraccio
".

di Annachiara Valle

27 luglio 2019

FONTE: Famiglia Cristiana


Con grande dolore posto, tra le pagine di questo blog, questo toccante articolo tratto da Famiglia cristiana, sulla morte di questo generosissimo carabiniere dal grande cuore che ha lasciato questa vita appena due giorni fa, mentre adempiva al suo dovere di tutore della Legge e dell'ordine.
Mi unisco sentitamente al cordoglio di tutti per la prematura scomparsa di questo grande Uomo, e come tutti mi sento di ringraziare con il cuore in mano l'Arma dei Carabinieri, così come tutti coloro che si dedicano con Passione e Professionalità alla tutela dell'ordine, per il Bene comune di tutti. Non si potrà veramente mai ringraziarvi abbastanza!
Infine mi sento di elevare sentitamente una preghiera al nostro buon Dio, perchè le due persone che hanno ucciso questo bravissimo Uomo si possano pentire del loro male agire, possano chiedere Perdono, convertirsi e cambiare vita. Queste due persone non vanno odiate, assolutamente NO, ma aiutate con la nostra preghiera a cambiare, a lasciare la malsana "via vecchia" per quella "nuova", quella del rispetto e dell'Amore, perchè anche essi, non dimentichiamocelo mai, sono figli di Dio.

Marco

mercoledì 24 luglio 2019

Natuzza Evolo, altro che pazza, mia sorella sarà presto santa


Parla il fratello della mistica

«Sono orgoglioso che Papa Francesco abbia deciso di aprire il processo di beatificazione per mia sorella», dice Antonio Evolo. «Fin da bambina lei aveva visioni mistiche». «A dieci anni le erano comparse le stimmate, ma padre Gemelli disse che era una nevrotica da manicomio»

Paravati (Vibo Valentia), marzo
«Sono orgoglioso che Papa Francesco abbia deciso di aprire il processo di beatificazione di mia sorella Natuzza. Questa notizia mi riempie il cuore di gioia. Ma per me e la nostra famiglia lei è sempre stata una Santa, sin da quando era bambina, anche quando dicevano che era una strega».
Chi parla è Antonio Evolo, ottantacinque anni, fratello dell'umile mamma calabrese famosa in tutta l'Italia per le sue virtù prodigiose, sopratutto per le sue doti di veggente, per le apparizioni mistiche e per le stimmate che segnavano il suo corpo. Il 6 aprile prossimo, a quasi dieci anni dalla sua scomparsa, avvenuta il primo novembre 2009, nella basilica-cattedrale di Mileto, in provincia di Vibo Valentia, si terrà la funzione religiosa con la quale la Congregazione delle cause dei Santi aprirà ufficialmente la causa di beatificazione di Fortunata Evolo, così fu battezzata quando nacque il 23 agosto 1924 a Paravati, frazione di Mileto, per essere subito soprannominata Natuzza.
Da quel momento Natuzza avrà il titolo di “serva di Dio”. Se la causa si concluderà in modo positivo, provando l'eroicità delle sue virtù cristiane, Natuzza sarà proclamata Venerabile, primo passo perché possa essere dichiarata, dopo ulteriori processi, Beata e, infine, Santa.
«Quando eravamo piccoli e giocavamo assieme», ricorda Antonio Evolo «all'improvviso lei aveva visioni mistiche meravigliose. “C'è un bambino bellissimo che sta giocando con te” mi diceva. “Ha i capelli lunghi e mossi: è Gesù”. Oppure affermava di vedere le persone defunte e, se capiva che avevo paura, mi abbracciava con grande affetto e tenerezza. Ricordo anche le stimmate, le ferite sanguinanti che le erano comparse quando aveva dieci anni e che la facevano soffrire proprio come Cristo».
Tutto quello che per la famiglia Evolo era la normalità cominciò a essere visto con sospetto dalla Chiesa quando le visioni mistiche di Natuzza divennero di dominio pubblico. Accadde nel 1938, quando Natuzza aveva quattordici anni e faceva la domestica. «La Madonna mi ha detto che il 26 luglio farò una morte apparente», disse alla signora presso cui lavorava. Accadde proprio così: quel giorno Natuzza cadde in un sonno inspiegabile, lungo sette ore, e al risveglio disse: «E' il giorno più bello della mia vita. Sono andata in Paradiso e Gesù mi ha chiesto di portargli le anime e di amare e di compatire. Sì, di amare e di soffrire».
«Nel 1940, mentre riceveva il sacramento della Cresima, mia sorella sentì un brivido dietro la schiena e sulla sua camicia si formò una croce di sangue. La Chiesa volle indagare questi strani fenomeni per capire se si trattasse di una Santa o di una mistificatrice», ricorda Antonio Evolo. Furono chiamati a consulto medici e alti prelati; il vescovo di Mileto, Paolo Albera, inviò una relazione all'autorevole padre Agostino Gemelli, medico, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze e rettore dell'Università Cattolica. «Natuzza Evolo è soltanto una nevrotica isterica. Va curata in manicomio», decretò. La ragazza, che aveva appena diciassette anni, nel 1941 fu convinta a curarsi e fu rinchiusa per due mesi nell'ospedale psichiatrico di Reggio Calabria.
«Quando uscì, cercò di ricominciare una vita normale. Si sposò con Pasquale Nicolace, ebbe cinque figli, ma lei continuò ad avere visioni mistiche, colloqui con i defunti e le stimmate», racconta Antonio Evolo. «Sopratutto nella Settimana Santa il suo misticismo raggiungeva il culmine. Nei giorni che precedevano la Pasqua, Natuzza riviveva sul proprio corpo la Passione del Signore. Cadeva in uno stato di estasi e, in quei giorni, inspiegabilmente, le stimmate si trasformavano a contatto con le bende in figure che potevano rappresentare ostie, corone di spine, cuori, ma anche scritte in inglese, latino o aramaico». Ben presto la sua casa si affollò di devoti che cercavano in “Mamma Natuzza”, così cominciarono a chiamarla, conforto alla loro disperazione, che volevano parlare con i loro cari defunti, che speravano di avere da lei diagnosi mediche favorevoli.
«Mia sorella riceveva anche ducento persone al giorno, ma sapeva conciliare le sue virtù di veggente con la famiglia», dice suo fratello Antonio. «Io andavo ad aiutarla per qualche piccola commissione e le coltivavo l'orto che aveva dietro casa. Ricordo che un giorno, tra le tante persone in attesa, c'era anche un bambino sordomuto accompagnato dalla sua mamma. Entrò da solo, mia sorella lo baciò e gli disse: “Quando esci da qui salutami tanto la tua mamma”. Il piccolo uscì e, tra lo stupore e la commozione di tutti i presenti, disse, come se avesse sempre parlato e ascoltato: “Mamma, ti saluta tanto la signora Natuzza”. Andai a domandarle spiegazioni di questa guarigione miracolosa ma mia sorella con grande umiltà mi disse: “Non sono stata io, è stato il mio angelo custode”. La risposta non mi stupì, perché diceva sempre che era il suo angelo custode a suggerirle le risposte anche in lingua straniera e con una terminologia medica e scientifica che una persona come lei, priva di istruzione e quasi analfabeta, non avrebbe saputo usare».
Ma, a un certo punto della sua vita, Natuzza Evolo capì che la sua casa non era più degna di ricevere non soltanto le migliaia di persone che affollavano il paese nella speranza di vederla e di affidarle sofferenze, speranze e turbamenti, ma anche la Madonna e i santi che diceva di incontrare nelle sue visioni. «Quando ho visto la Madonna, Gesù e san Giovanni tutti insieme, dissi loro: “Come posso ricevervi in questa brutta casa?”. La Madonna mi disse: “Non ti preoccupare, anche nella casa brutta possiamo venire. Ma ci sarà una nuova casa che si chiamerà Cuore Immacolato di Maria rifugio delle anime. Ci sarà anche una grande chiesa. Ti farò sapere quando sarà il momento”».
Il momento arrivò nel 1987 quando, con l'assenso della Chiesa, che aveva cominciato a rivalutare Natuzza Evolo, e con le offerte dei devoti, cominciò la costruzione della Fondazione Cuore Immacolato di Maria rifugio delle anime, con la chiesa, il centro anziani e la casa di cura.
Qui Natuzza Evolo mancò il primo novembre 2009, a ottantacinque anni, per un blocco renale. Trentamila persone vennero a salutarla per l'ultima volta durante il funerale, celebrato da cinque vescovi e centoventi sacerdoti. La sua scomparsa fu accompagnata dal suono a lutto delle campane del paese, le stesse che, all'annuncio dell'apertura del processo di beatificazione, pochi giorni fa, hanno suonato lungamente a festa e hanno accompagnato le parole del vescovo Luigi Renzo: «La fama di santità di Natuzza Evolo è viva e aumenta sempre più. Le sue virtù, il suo sconfinato amore per il Cuore di Gesù e di Maria, l'accettazione della sofferenza eroica sul modello del Crocifisso, la sua fede incrollabile e il profondo senso di obbedienza alla Chiesa ne sono la chiara testimonianza».

Di Roberta Pasero

FONTE: Di Più N. 9
11 marzo 2019


Splendido articolo che sono felicissimo di aver inserito tra le pagine di questo blog, in quanto parla di una delle figure più belle del XX Secolo, la mistica calabrese Natuzza Evolo.
E' questa una figura che io amo moltissimo, per cui non posso essere altro che immensamente felice che la Chiesa ne abbia aperto il processo di Beatificazione. E se tutto andrà come credo, non passerà molto tempo che quest'anima luminosa verrà proclamata Beata, e poi, me lo auguro di cuore, anche Santa. Personalmente non nutro nessun dubbio sulla Santità di Natuzza Evolo, un anima che ha consacrato totalmente la sua vita a Cristo, al prossimo e alla propria famiglia, un anima ricolma di Doni e Carismi straordinari eppure incredibilmente umile, semplice, povera e obbediente. Se la si conosce a fondo, si può solamente voler bene a Natuzza Evolo, un esempio meraviglioso e luminosissimo per tutti!

Marco

lunedì 17 giugno 2019

E’ morto don Michał Łos: la sua storia aveva commosso il mondo


Questa mattina si è spento alle 11.53 a Varsavia, don Michał Łos, il sacerdote orionino di 31 anni che ha affrontato la propria malattia terminale testimoniando la sua Fede in Dio dal proprio letto di ospedale, nella capitale polacca. In 350mila sui social hanno visualizzato il video della sua prima Messa il mese scorso

Don Łos, aveva ricevuto lo scorso 22 maggio da Papa Francesco le dispense necessarie per la professione perpetua come Figlio della Divina Provvidenza e, il giorno dopo, era stato ordinato diacono e sacerdote nel reparto di oncologia dell’ospedale militare di Varsavia da mons. Marek Solarczyk, vescovo ausiliare di Varsavia-Praga.
Il suo gesto e la determinazione a celebrare la Messa “per essere ancora più unito a Cristo”, si sono trasformati in una testimonianza di Fede che ha raggiunto ogni parte del mondo, e che ha unito in preghiera migliaia di persone che hanno conosciuto la sua storia.

La notizia – dichiara Padre Tarcisio Vieira, direttore Generale dell’Opera Don Orione – sapevamo sarebbe arrivata, ma ci lascia ugualmente profondamente tristi. Sappiamo, però, che non è stata la morte a togliergli la vita, ma è stato lui che ha voluto donarla per amore a Cristo e ai poveri. Questo suo messaggio e la sua testimonianza hanno insegnato qualcosa a tutti noi e faremo in modo che non andranno perduti. Ringraziamo il Signore per avercelo donato come testimone di grande Fede e di Amore”.

17 giugno 2019

FONTE: Aleteia

giovedì 13 giugno 2019

La sorella di Chiara Corbella Petrillo: «Amava il Vangelo e non temeva la morte»


L’intenso racconto di Elisa, la sorella della Corbella. «Dopo aver perso i primi due figli ha rifiutato le cure per avere il terzo. Sono stata con lei sino alla fine, quando si è lanciata tra le braccia di chi, in Cielo, lei conosceva da anni. Ti ascoltava con una predisposizione che sembrava venire dallo Spirito Santo. Far conoscere il suo esempio è una grazia»

«In mia sorella Chiara ho visto vivere il Vangelo e oggi che lei non c’è più la risorsa più grande è vedere i frutti che hanno seguito la sua scelta». È animata da grande serenità Elisa Corbella, 37 anni, la sorella maggiore della giovane per cui è stato aperto il 21 settembre scorso a Roma il processo di beatificazione. Vissuta in Santità e mancata a 28 anni dopo aver rimandato le cure del cancro diagnosticato al quinto mese di gravidanza per proteggere il suo bambino, «Chiara» racconta Elisa, «è stata serena fino alla fine e questo ci ha permesso di specchiarci e nutrirci della sua tranquillità».

La incontriamo a Rho, vicino a Milano, dove vive con il marito Ivan Ruscio di 38 anni e i tre figli, Sara di 2 anni e Samuele e Chiara di 4. Un nome, quest’ultimo, che non è stato dato in “memoria di”: «Non volevo che portasse sin da piccola tutta questa responsabilità». Anche perché, nella realtà, Chiara vive e cammina sulle gambe dell’eccezionalità della sua esperienza. Sul sito on line che porta il suo nome si moltiplicano le richieste di conforto, preghiera e protezione, e non solo per le malattie, ma anche per i problemi di coppia. «Una vicinanza agli altri che scaturiva dalla sapienza; una sapienza dovuta alla sua vicinanza a Gesù, quella per cui riusciva a darti un incoraggiamento su qualunque cosa» ricorda Elisa. «Chiara che voleva farti sapere che c’era, che ti ascoltava e ti stava a fianco qualunque fosse il problema. Con la predisposizione di chi è ispirato dallo Spirito Santo».

Chiara che vive e cammina con le gambe della sorella che, mamma di professione, si fa voce della sua testimonianza con un tour fitto di date in giro per il Nord Italia. «Quando ho saputo che Chiara era terminale mi è crollato il mondo addosso. Proprio in quel momento io e Ivan, dopo un anno di fidanzamento, avevamo iniziato a progettare la nostra vita a due. Lei, con la sua solita generosità, mi disse di andare e seguire la mia vocazione. Fu così che per qualche mese feci avanti e indietro tra Milano e Roma finché le condizioni non si aggravarono. Decidemmo a quel punto di vivere tutti insieme gli ultimi tre mesi di Chiara. Per me oggi portare in giro la sua testimonianza è una Grazia perché mi aiuta a ricordare la bellezza di quei momenti».

Ivan, che nella vita fa il fotografo e nel tempo libero la sostiene e accompagna con tutta la famiglia: «Ho conosciuto Chiara ed Enrico ad Assisi a Capodanno del 2010 all’inizio del mio percorso di conversione. Testimoniavano la morte di Maria Grazia Letizia a cui avevano diagnosticato un’anencefalia. Ma loro avevano deciso di portare avanti la gravidanza lo stesso». Mezz’ora dopo il parto, infatti, la bambina salirà al cielo e il funerale verrà vissuto con la stessa pace che aveva accompagnato i mesi di attesa per la nascita.

In quel momento Chiara ed Enrico Petrillo aspettavano Davide Giovanni, a cui non sapevano che sarebbe poi stata diagnosticata una grave malformazione viscerale alle pelvi con assenza degli arti inferiori. Anche lui morirà poco dopo essere nato, il 24 giugno 2010. «Era così bella e piena di vita quella coppia», ricorda Ivan, «che ho pensato: “Anch’io voglio vivere di quell’amore lì”». L’incontro con Elisa avviene in Terrasanta: «Sostituiva Chiara che nel frattempo aveva scoperto di essere malata e non era potuta partire. Ci siamo fidanzati subito e al ritorno abbiamo reso Chiara ed Enrico subito partecipi della nostra unione. Oggi vivere gli incontri con i nostri figli è per noi come per la Messa della domenica. Se non fossimo tutti insieme perderebbero di significato». Per loro e per chi li ascolta, per cui la presenza della famiglia è una testimonianza nella testimonianza. Perché zia Chiara esiste nella vita di tutti e anche dei suoi nipotini: «Come una persona presente nella realtà di tutti i giorni» racconta Elisa. «E la ritrovano nelle immagini di lei che sono ovunque».

A partire dai muri di casa e in un angolo speciale in sala dove c’è il suo viso sorridente accanto al Vangelo, una comunione che ha vissuto fino alla fine: «Le ho visto fare un salto verso il Cielo come se si fosse lanciata nelle braccia di qualcuno che conosceva da anni» sorride Elisa.

«Con la stessa fiducia con cui ha lasciato che i primi due figli tornassero a Lui, la stessa che l’ha accompagnata anche quando è toccato a lei salutare il marito e il figlio Francesco. Chiara che per prima con la sua vita ci ha dato la certezza che c’è “un continuo”, che chi è nato non muore mai».

di Chiara Pelizzoni

13 giugno 2019

FONTE: Famiglia Cristiana 


A 7 anni dalla "Nascita al Cielo" di Chiara Corbella, avvenuta il 13 giugno 2012, ho pensato di pubblicare questa bellissima testimonianza della sorella Elisa e di suo marito Ivan. La splendida figura di Chiara Corbella Petrillo, del resto, è troppo bella per non essere conosciuta, e la sua breve ma intensissima vita ci parlano di una Fede e di un Amore davvero straordinari!
Carissima Chiara, il tuo esempio sia come un luminosissimo faro per tutti quanti noi.... e laddove ora tu sei, nell'Eterno Abbraccio dell'Amore di Dio, intercedi sempre per l'intera umanità!
Grazie Chiara, di tutto!

Marco