venerdì 6 dicembre 2019

«E' Tua Madre che li fa entrare»

«Un giorno nostro Signore, facendo un giro in Paradiso, vide certe facce equivoche e ne chiese spiegazione a San Pietro: “Come mai sono riuscite a entrare qua dentro? Mi pare che tu non sorvegli bene la porta”. Pietro, tutto mortificato, rispose: “Signore, io non ci posso fare niente”. E Gesù: “Come non ci puoi fare niente? La chiave ce l'hai tu. Fa' il tuo dovere, sta' più attento”.»

«Dopo qualche giorno, il Signore fa un altro giro e vede altri individui dalla faccia poco raccomandabile. “Pietro, ho visto certe altre facce, si vede che tu non controlli bene l'entrata”. E Pietro: “Signore, io non ci posso fare niente e non ci puoi fare niente neanche Tu”. E il Signore: “Neanche Io? Oh, questa è grossa!”. “Sì, neanche Tu” ribatté Pietro: “Tua Madre ha un'altra chiave. E' Tua Madre che li fa entrare”.»




Questa storiella veniva raccontata spesso da Padre Pio, tanto che qualcuno la attribuisce proprio al Santo di Pietrelcina. Ma che sia sua o di qualcun altro ha poca importanza: è bella, semplice, e nella sua schiettezza popolare mette chiaramente in risalto la grande Misericordia della Santa Madre di Dio nei confronti di noi uomini, figli Suoi, compresi i “meno raccomandabili” e peccatori.
Questo è l'immenso Amore della Madonna verso tutti quanti noi!

Marco

mercoledì 27 novembre 2019

Un dono per Filippo


Il piccolo Filippo di 7 mesi non ha più un donatore. E aspetta un trapianto di midollo osseo

Il piccolo Filippo di 7 mesi che vive a Cusano Milanino, in provincia di Milano è affetto da una malattia rara la lifostiocitosi emofagocitica.

Questa malattia non è curabile con farmaci, ma solamente con un trapianto di midollo osseo, che avrebbe dovuto essere fatto, tra qualche giorno, ma purtroppo non sarà possibile farlo.

La donatrice che era stata precedentemente individuata, non è più disponibile, e come prevede la privacy non si può sapere il motivo, ma le motivazioni potrebbero essere molte.
A questo punto sarà necessario trovare un altro donatore perfettamente compatibile, anche se non sarà facile.

Solo nella regione della Lombardia si erano presentate mille persone per la donazione. Ora bisognerà iniziare di nuovo dall'inizio la ricerca. Il caso è seguito da ADMO Associazione Donatori di Midollo Osseo. E' possibile anche seguire la sua storia sulla pagina di Facebook: "Un dono per Filippo"

21 novembre 2019

FONTE: Amore di mamma

venerdì 22 novembre 2019

Gennaro, infermiere napoletano e tenore, che canta per i suoi pazienti anziani e malati


La storia di Gennaro, l’operatore sanitario, tenore, ha fatto il giro della rete arrivando fino in televisione, perchè Gennaro, appassionato di musica e tenore, allieta i suoi pazienti anziani anche a suon di musica

Gennaro Guerra è un operatore socio sanitario, un OSS che lavora presso l’Rsa Padre Annibale di Francia, a Napoli, oltre al suo lavoro, Gennaro ha un’altra grande passione, la musica, infatti è un tenore, e questa sua abilità la utilizza per allietare e alleviare le giornate degli anziani ricoverati presso la casa di riposo.

Così, è cosa normale e risaputa che quando si entra nell’ RSA si può sentire qualcuno che canta brani popolari e neomelodici di musica napoletana, ed è proprio Gennaro che girando per i corridoi e per le sale, si cimenta in qualche canzone per rallegrare e svagare le menti nostalgiche.

Magari si trova a cantare una canzone che ad una paziente ricorda il suo primo amore, o per un altro paziente quella che lo riporta indietro agli amici d’infanzia, e gli anziani lo seguono nella musica, cantando insieme, in allegria e godendosi qualche momento di spensieratezza.


Gennaro racconta:

La musica, oltre ad essere un antidolorifico è un buon antidoto contro la depressione e la solitudine a cui molto spesso vanno incontro gli anziani ricoverati nelle case di riposo, che si rallegrano e rianimano sulle note delle loro canzoni preferite”. Con "O surdato nnammurato", "Funiculì funicolà", "Reginella", appaiono sorrisi e voglia di cantare o godere della voce del tenore.

il suo obiettivo e la sua passione è poter dare sollievo attraverso la musica e la sua voce agli anziani ricoverati, perchè gli anziani sono una memoria storica, una fonte preziosa per la nostra cultura e sono anche i progenitori della nostra società e dei nostri diritti, per questo donare un sorriso, una risata e una canzone può essere un piccolo gesto di grande importanza.

Gennaro si impegna non solo prestando la sua voce, ma soprattutto entrando in relazione con gli anziani, apprezzandoli e rispetta la loro vita e la loro storia.

Ormai nell’ospedale lo apprezzano tutti ed è talmente amato dei pazienti che spesso medici ed infermieri quando si trovano a curare un paziente difficile, che sia un anziano o un bambino, chiamano lui, che arriva e per tranquillizzarli intona una canzone, appena inizia a cantare "il gioco è fatto" come racconta lo stesso Gennaro

Tutti i pazienti vogliono raccontare la loro esperienza con la musica di Gennaro, c’è chi racconta di essersi rianimato sentendolo cantare, chi dice che Ogni volta che viene, tiene allegro tutto il reparto, mentre una collega commenta il gesto di un‘anziana, che appena il tenore ha iniziato a cantare si è alzata dal letto per ballare:

Vedi la musica cosa fa? Fa alzare i pazienti dalle sedie”.

Gennaro è divenuto tanto popolare che proprio i suoi pazienti hanno voluto fargli una sorpresa, iscrivendolo lo scorso anno ad Italian’s Got Talent, un talent show di Sky in cui il tenore si è esibito incantando la platea, con indosso la divisa da lavoro, perchè la sua passione per il canto non può prescindere dalla voglia di aiutare e rallegrare i suoi anziani.

15 febbraio 2019

FONTE: Positizie.it

lunedì 18 novembre 2019

I genitori di Ginevra, la bimba di Melito operata in Germania: “Continuate ad aiutarci”


La piccola ha voglia di tornare presto a casa

HANNOVER – In queste ore sta facendo commuovere in tanti la foto della piccola Ginevra, postata dai genitori. La piccola nonostante, le normali, complicazioni post interventi accenna tutta la voglia di ristabilirsi per tornare a casa. Per far si che ciò avvenga i genitori hanno chiesto lanciato un nuovo appello d’aiuto, che siamo certi non resterà inascoltato.

I genitori hanno scritto:
Buongiorno a tutti: Ginevra sta bene… a parte complicazioni post operatorie già preventivate (vista la sede della lesione) che comunque sono sotto monitoraggio 24 ore su 24 dai meravigliosi medici della INI.
Purtroppo sono complicazioni di primaria importanza, a livello endocrinologico, ed i medici… stanno lavorando tanto, affinché la situazione divenga stabile, che di conseguenza possa portare alla tanto attesa dimissione dalla clinica.
Dopo le dimissioni a data ancora da destinarsi per le problematiche sopra citate, dovremo rimanere ancora qui ad Hannover per circa due settimane (su decisione dei medici che seguono Ginevra che trova tale decisione d’accordo anche noi genitori)… ed ovviamente le spese fino ad ora affrontate... subiranno un incremento (alloggio, mangiare, auto, vari controlli giornalieri da fare sempre alla INI, biglietti di ritorno, ecc…).
Quindi fino a che non si raggiungerà una stabilità endocrinologica sicura, dovremo restare qui, per il bene di Ginevra, e per una sua assoluta sicurezza!
La fattura finale da parte dell’amministrazione della clinica INI, sarà di conseguenza maggiorata, e la maggiorazione sarà abbastanza importante!
Vi chiediamo di non demordere dall’aiutarci ancora, e di primaria importanza….. continuate a PREGARE incessantemente!
Ringraziamo tutti di ❤️ come fatto fin ora, e confidiamo sempre nel buon Dio e nella vostra umana compiacenza!!!
Vi abbracciamo forte, ma soprattutto vi manda un 😘 enorme la nostra GUERRIERA Ginevra.
Con incondizionato affetto….
Fabio e Stefania…. genitori di Ginevra.


Se volete ancora aiutarci utilizzate la poste pay mia, papà di Ginevra:

FABIO MAZZEI
Codice iban: IT08J3608105138200773000781

Oppure ricarica Postepay N. 5333171095901605
Inestatato a FABIO MAZZEI
Codice.fisc. MZZFBA78A10F839R
Causale: DONAZIONE PER GINEVRA!!!”



di Giovanna Iazzetta

15 novembre 2019

FONTE: Il Meridiano news


Questo appello si collega direttamente con l'articolo postato qualche giorno fa sulle pagine di questo blog.
La piccola Ginevra ha appena subito un intervento delicatissimo per rimuovere un tumore al cervello, intervento che, grazie a Dio e alla preghiera di tante, tante persone, è andato bene. Ma la bambina ha ancora bisogno dell'aiuto di tutti quanti noi, di tanta preghiera e, se possibile, anche di un aiuto materiale. Chi volesse aiutare materialmente la bambina e la sua famiglia lo può fare donando il proprio contributo alle coordinate sopraindicate.
Come sempre, tante gocce formano l'oceano, e noi possiamo essere quell'oceano di Amore e Solidarietà che possono permettere il completo recupero di questa coraggiosa bambina, tanto desiderosa di poter tornare a casa e di vivere la sua vita.
Un sentito "grazie" di vero cuore a tutti coloro che vorranno aiutarla.

Marco

venerdì 15 novembre 2019

Ginevra, le prime parole dopo l’intervento: “Gesù mi ha detto di non avere paura”


Quando ero in sala operatoria mi teneva la mano Gesù, mi ha detto di non avere paura e che tutto andrà bene”. A raccontare la testimonianza di fede di Ginevra Mazzei, la bimba di Melito operata di tumore al cervello ad Hannover, in Germania è il papà, Fabio, attraverso un post apparso in queste ore su Facebook.

Ginevra dopo l’operazione: “Gesù mi teneva la mano”

Questa mattina ci ha detto una cosa che ci fa essere ancora ottimisti – ha spiegato il papà sul social. – Ha detto a mia moglie e a mia suocera che Gesù le teneva la mano. Voglio condividere con voi questo messaggio dell’Onnipotente, di Gesù nostro Signore”.

Le sue condizioni

Poi, ha aggiornato gli utenti della rete sulle condizioni della piccola: “Le sue condizioni, anche se lentamente migliorano. Ci vuole tempo ma noi aspettiamo con pazienza e abbiamo fede in Cristo. Non posso, come mio solito, ringraziare questi meravigliosi medici e infermieri – ha aggiunto il padre di Ginevra. – L’equipe sta lavorando incessantemente in questa struttura, dove svolgono il loro lavoro con competenza e professionalità. Ovviamente il prof, come sempre, monitora la piccola anche se non è presente e non mi stanco di ringraziarlo di cuore”, ha concluso Fabio, papà della piccola di Melito, su Facebook.

3 novembre 2019

FONTE: Teleclubitalia.it

lunedì 4 novembre 2019

La violoncellista che suona in ospedale per i malati terminali


La musica come cura di anima e corpo. Così Claire Oppert, una famosa violoncellista francese allieta i pazienti ricoverati in ospedale

La musicista Claire Oppert da anni fa visite settimanali all’ospedale Sainte-Perine di Parigi portando con sé il suo violoncello e regala un piccolo concerto ai malati, suona nella sala comune, oppure affianco al letto dei pazienti del reparto di oncologia e di cure palliative, ogni settimana nuovi grandi classici, per alleviare le sofferenze di chi è ricoverato.

I compositori preferiti di Claire sono Franz Schubert e Johann Sebastian Bach, ma ha inserito nel suo repertorio anche Mozart, Brahms, Maghreb e molti altri, a seconda di quello che il suo pubblico, quello dei pazienti, gli chiede di suonare.

Le persone per cui suona solo solitamente malati terminali o persone che stanno vivendo grandi sofferenze, fisiche e psicologiche, e la musica classica aiuta ad alleviare il dolore, trasporta per qualche ora in un’altro mondo, cullati dalle note dei grandi classici, si risolleva l’animo e lo spirito.

Nonostante sia una musicista professionista e stia girando il mondo con il suo strumento, la violoncellista ha un appuntamento fisso con il suo pubblico speciale, ogni venerdì, in ospedale, ormai sia per i pazienti che per il personale medico ed infermieristico, è diventato un appuntamento a cui non si può mancare.


Claire la considera una missione di vita, infatti quando era piccola voleva essere un "medico-musicista" e unire le sua grandi passioni, quella per la musica e quella per curare le persone e fare del bene. Così, pur avendo poi scelto una sola carriere tra la due, ovviamente quella di musicista, non ha mai perso la voglia di fare del bene agli altri attraverso la sua arte, la musica, ed attraverso il potere che questa può esercitare su chi la ascolta, rilassare, tranquillizzare, fare volare lontano con l’immaginazione.

Jean-Marie Gomas, coordinatore del Centro del dolore cronico e di cure palliative racconta:
Quando i pazienti la vedono entrare, si rilassano. Le domandano di suonare Schubert o Mozart e lei le esegue perfettamente. La sua musica, oramai, è un’arte con funzioni terapeutiche”.

E' stato proprio lui ad essere uno dei principali fautori di questa iniziativa che poi via via è stata seguita ed apprezzata da tutto lo staff medico, che aspetta il Venerdì pomeriggio per ascoltare nei corridoi, tra un paziente e l’altro, risuonare leggiadre le note del suo violoncello.

Una bellissima iniziativa, che unisce la passione per la musica all’amore per gli altri.
Complimenti a questa musicista dal cuore grande!

21 maggio 2019

FONTE: Positizie.it

venerdì 11 ottobre 2019

Padre Mychal Judge, un francescano tra le vittime dell'11 settembre


Tra i primi ad accorrere dopo il crollo delle Torri Gemelle anche padre Mychal Judge, cappellano dei pompieri di New York: dà l’estrema unzione a un pompiere gravemente ferito. Ed è proprio in quel momento che lui stesso trova la morte

Due torri che cadono, un mondo che crolla. Il segno profondo di un’epoca che cade su se stessa. La polvere che si alza – tutti l’abbiamo bene in mente – diventa, quell’11 settembre di 18 anni fa, metafora di un mondo che non vedremo più, sommerso da detriti e polvere. Roventi lamine di acciaio, confuse con dei corpi che, prima delle 8.50 del mattino, erano padri, madri, figli. Il primo aereo si schianta su una delle torri del World Trade Center. Padre Mychal Judge, frate francescano e cappellano dei pompieri di New York, si lancia a bordo dell'autobotte n. 1 sulla 31esima strada. Deve correre per dare l’estrema unzione a un pompiere gravemente ferito. Ed è proprio in quel momento che lui stesso trova la morte, diventando la vittima n. 0001 (tra i religiosi) della grande tragedia americana che segnerà, per sempre, la Storia mondiale.

Il frate francescano era sempre vicino agli ultimi, agli emarginati della Grande Mela. Si occupava molto dei giovani, dei dipendenti da alcool e droga. Era un servo di Dio che viveva il suo ministero per gli altri. L’11 settembre va ricordato. Sempre. E il comune più antico della Costiera Amalfitana, Scala, ricorda da sedici anni quel tragico evento in cui morirono 2.896 persone con la manifestazione «Scala incontra New York». Un evento commemorativo che sottolinea la sete di pace e armonia presente nel cuore di ogni uomo. L’uomo è stato creato non per la guerra, non per la morte, ma per la Vita, la Pace, e l’Amore. Il cuore dell’uomo è un abisso, uno scandaglio, in cui albeggia sempre – anche nelle notti più buie – il bene. E, continuare ad affermare questo, credo sia importante nei tempi oscuri che stiamo vivendo.

Una distesa di umanità, vittima di una sola parola: «odio», di un «io» che continuamente fugge dalla lotta con sé stesso, incapace di accettare e vincere quell’aura oscura, che è l’unica strada possibile per giungere alla personale consapevolezza. È il male del nostro secolo, ed è per questo motivo che è importante ricordare quella data. «Scala incontra New York» – unico evento italiano, a distanza di anni, a ricordare l’immane tragedia – ha voluto ribadire che è possibile un Mondo diverso. Il Paradiso è possibile costruirlo qui, su questa terra. Se tutti lo vogliamo. L’11 settembre è stato il primo grande tragico evento «in diretta» a cui abbiamo assistito. Fino ad allora, un numero di morti così grande, lo avevamo studiato solo sui libri di scuola. Quel giorno, invece, lo abbiamo vissuto dal vivo, con le telecamere di tutto il mondo, puntate su torri gemelle.

Oggi, siamo spettatori, di un’altra tragedia. E anche questa, ci viene proposta giornalmente da tutti i mass media. Altri numeri. Non c’è nessun aereo, nessun grattacielo, nessuna polvere. Ma solo acqua. E l’acqua non fa rumore. Inghiotte in silenzio. Anno 2014, gli arrivi degli immigrati, sulle nostre coste, sfiorarono quota 300 mila e i morti furono 3538 (dati Unhcr). Anno 2015, i morti, furono 3.771. Il 2016, l’anno più buio, 5.096 furono i morti e poco meno di 400 i cadaveri recuperati. Il 2017 ha visto 3139 dispersi in mare, e i corpi che ci furono restituiti furono solo 210. Ultimo dato, quello del 2018: i morti sono stati 2023. Numeri, anche questi. Tragici, disumani, che lasciano l’amaro in bocca. E lasciano tanto silenzio, tanto sconforto davanti alla disumanità. Proprio come quell’11 settembre di 18 anni fa. Quel giorno si disse: «Siamo tutti americani». Oggi, possiamo e dobbiamo dire: «Siamo tutti uomini sulla stessa barca».

di Padre Enzo Fortunato

11 settembre 2019

FONTE: Corriere.it


Esattamente un mese fa, come ogni 11 settembre di ogni anno, non sono mancate ricorrenze e manifestazioni in ogni parte del globo volte a ricordare quel tragico giorno di 18 anni fa, in cui tutto il mondo ha assistito attonito al più grande atto di terrorismo mai perpetrato prima d'ora. Ed è giusto e sacrosanto che sia così, perchè certe cose devono rimanere vive nella memoria dell'uomo affinchè non abbiano mai più a ripetersi!
Con questo post ho voluto ricordare la meravigliosa figura del frate francescano padre Mychal Judge, cappellano dei pompieri, che perse la vita quello stesso giorno mentre stava compiendo la sua missione di uomo di Dio. Ma volevo ricordare anche tutto l'operato dell'intero corpo dei pompieri dove, in quel tragico giorno, in molti persero la vita nel cercare di salvare quante più vite umane fosse possibile. E non solo in quel giorno ma anche nei giorni, settimane, mesi e anni successivi, a causa dell'inalazione massiccia e tossica delle polveri rilasciate dal tragico crollo dei due grattacieli.
Noi si potrà mai ricordare abbastanza questi uomini coraggiosi così dediti al proprio lavoro, che è una vera e propria missione, non solo in quel giorno, ma sempre, in ogni luogo e in ogni situazione. Onore e merito ad ogni uomo che sceglie nella propria vita di diventare un pompiere, lavoro nobilissimo e rischioso, al servizio del prossimo per il bene di tutta la società. A voi tutti va il mio "Grazie" più sentito e riconoscente.

Marco