venerdì 28 febbraio 2020

Manager di una multinazionale lascia la carriera e diventa monaca a Orta San Giulio


Girava il mondo, ma adesso ha preferito la clausura nel convento sull’isola cusiana

Dai business plan e dagli impegni frenetici in una multinazionale alle ore canoniche, scandite dalla regola di San Benedetto. Non ha avuto esitazioni, Nicoletta Falzoni: era manager della Camel (brand mondiale del tabacco) ed è diventata suora di clausura. Adesso fa parte delle ottanta monache dell’abbazia «Mater Ecclesiae» all’Isola di San Giulio.

Suor Maria Fides è di Vazzola, vicino a Vittorio Veneto, e per molti anni è stata una manager di successo. «Aveva una professione molto gratificante - racconta la madre di suor Maria. - Era stimata e girava il mondo. Abitava a Milano. Io non ho mai avuto la percezione di quello che stava maturando». La svolta risale all’agosto 2011. «Era andata in pellegrinaggio a Medjugorje - dice il suo parroco, don Massimo Bazzichetto - e ha sentito la chiamata del Signore. A Milano, in Duomo, un confessore le ha consigliato di rivolgersi a madre Canopi, all’Isola». Il colloquio tra la giovane manager e la badessa è stato decisivo. A tutti, suor Maria Fides ha spiegato: «Sono arrivata a riconoscere questo: il fatto che io avessi trovato l’Isola non era casuale. Il mondo ci offre tantissimo e tutto molto attraente. La chiamata di Dio va nella direzione opposta».

La professione religiosa è stata celebrata dal vescovo Brambilla: «Come può succedere che una ragazza giovane, di belle speranze, che probabilmente faceva girare la testa anche a qualche ragazzo, si innamori di una vita come questa?». Si può rispondere in modo facile, dice il vescovo: «Nicoletta è diventata suor Maria Fides e ha cercato le cose di Lassù. Noi purtroppo siamo rimasti quaggiù. Faremo pregare suor Maria Fides per noi. A noi non resta che la durezza delle cose del mondo».

di Marcello Giordani

20 giugno 2019

FONTE: La Stampa

lunedì 17 febbraio 2020

Nasce la bambina e la mamma muore, l’infermiera appoggia la neonata sul cuore della mamma che ricomincia a battere


Una donna di soli 23 anni, Shelly Cawley aveva appena dato alla luce la sua bambina con un cesareo d’urgenza quando, per un coagulo di sangue che ha bloccato le arterie, la donna è entrata in coma.

Il marito e neo papà era disperato e racconta così i momenti in cui i medici gli dicevano che per la donna non c’era più nulla da fare: “Sei così felice quando nasce tuo figlio, e il momento dopo pensi che dovrai dire addio per sempre a tua moglie. Era come se fossi anestetizzato”.

Ma un’infermiera, Ashley Manus, ha avuto un’idea dopo aver pensato e ha raccontato così: “Sappiamo che per un neonato il contatto con la pelle della madre può essere molto utile, e allora perché non poteva funzionare anche il contrario?

Allora è stata presa la bambina e messa sul petto della mamma e lì lasciata per dieci minuti e, dopo ancora un po’, la donna ha lanciato un urlo e il marito racconta così: “Abbiamo visto il monitor cardiaco mostrare un segno di vita. Era inspiegabile, ma Shelly era tornata. Mia moglie era tornata da noi

La donna dopo qualche giorno si è ripresa completamente e ha raccontato così: “Ho guardato il viso di Rylan e ho visto la bambina più bella del mondo… So che tutte le madri lo dicono, ma noi due dopo tutto quello che è successo abbiamo un rapporto speciale”.

Sono passati due anni da quel giorno e ora mamma e bimba stanno benissimo e Shelly ha detto:Quando crescerà le dirò che mi ha salvato la vita.

De.15:9-10 Guàrdati dall’accogliere nel tuo cuore un cattivo pensiero che ti faccia dire: «Il settimo anno, l’anno di remissione, è vicino!», e ti spinga ad essere spietato verso il tuo fratello bisognoso, così che non gli darai nulla; poiché egli griderebbe al SIGNORE contro di te, e un peccato sarebbe su di te.

Dagli generosamente; e quando gli darai, non te ne dolga il cuore; perché, a motivo di questo, il SIGNORE, il tuo Dio, ti benedirà in ogni opera tua e in ogni cosa a cui porrai mano.



22 gennaio 2020

FONTE: Notiziecristiane

martedì 11 febbraio 2020

Jonah, il ragazzino prodigio dell’uncinetto sta raccogliendo migliaia di dollari per gli orfani dell’Etiopia, un punto alla volta


Lui si chiama Jonah Larson ed è un bambino come tanti se non fosse per una particolarità: a soli 5 anni ha imparato l’arte dell’uncinetto da autodidatta guardando dei video tutorial su Youtube e oggi, che di anni ne ha 11, è considerato un vero e proprio prodigio.

La prima creazione, che fece quando aveva ancora 5 anni, fu uno strofinaccio, e da allora non si è più fermato per merito sia della sua passione che delle donazioni di materiale da parte di numerosi fan. Donazioni che lo hanno incoraggiato ad andare avanti e per le quali Jonah è molto grato. A tal punto da voler fare qualcosa di altrettanto generoso per altri bambini, quelli etiopi, terra da cui Jonah proviene e che ha lasciato dopo l’adozione, senza però dimenticarsi delle sue radici.

Grazie alla fama conquistata in questi anni, Jonah ha infatti deciso di lanciare una raccolta fondi su GoFundMe per sostenere, in collaborazione con Roots Ethiopia, organizzazione non profit del suo villaggio di nascita, le scuole rurali povere e aiutare le madri e i giovani a identificare i loro punti di forza e a sviluppare capacità imprenditoriali.

Cosa che Jonah ha saputo fare fin da piccolo, tant’è che oggi ha una sua attività, “Jonah’s Hands”, e sui social è seguitissimo: basta guardare la sua pagina Instagram dove l’estetica dei manufatti è talmente curata, con colori ben abbinati e design innovativi, da lasciare a bocca aperta qualunque appassionato di crochet.


Il piccolo Jonah produce di tutto, dalle zucche all’uncinetto ai guanti, dai cappelli alle coperte, dalle borse ai centrini, e riceve puntualmente materiale in regalo dai suoi numerosissimi fan sparsi per il mondo.

La sua seguittissima serie, chiamata “Impara a lavorare all’uncinetto con Jonah” insegna a tutti questa meravigliosa arte sdoganando, fra le altre cose, pregiudizi, visto che spesso il crochet è associato alle donne.

Le sue creazioni sono state pubblicate su diversi magazine, tra cui la rivista specializzata “Crochet World”, inoltre fa spesso apparizioni televisive ed è apparso nello show di OGGI condotto da Kelly Clarkson. Insomma, ormai è una star!


Con la fama sono arrivate anche le collaborazioni con nomi d’eccellenza, fra cui Daniel Sheehan di Atlanta, che lo ha conosciuto grazie a Instagram e che oggi lo sta guidando nella progettazione della sua linea di moda.

Ma il segreto del suo successo non sta solo nella sua genialità ma nell’amore che dimostra per le persone, confermato dalla raccolta fondi per la sua terra d’origine, l’Etiopia. Di sicuro riuscirà nell’intento di aiutare bambini e mamme etiopi a far crescere e sviluppare i propri talenti. Dal canto nostro possiamo aiutarlo a raggiungere questo importante obiettivo facendo una donazione su GoFundMe.

Complimenti per il tuo talento e per la tua generosità piccolo, ma grande, Jonah!


di Laura De Rosa

18 ottobre 2019

FONTE: Greenme

martedì 4 febbraio 2020

Alessandro Frigiola, l'“Angelo” dei bambini malati di cuore


Alessandro Frigiola è una di quelle persone che, per dirla in poche e semplici parole, “fanno del gran Bene alla nostra società”.
Nato nel 1942 a Bressanone, da una mamma casalinga e da un papà dipendente dell'Inps, all'età di 4 anni si trasferisce a Vicenza, città nella quale vive ancora oggi. Frequenta il liceo classico e nel 1970 si iscrive all'università, alla facoltà di Ingegneria a Padova. Il percorso del giovane Alessandro sembra scorrere su binari ben definiti, fino a quando, nell'estate del 1971, accade un fatto che cambia radicalmente le prospettive della sua vita. Quasi per caso gli capita tra le mani il libro "La cittadella" di Joseph Cronin, un romanzo che tratta la vita di un giovane e idealista medico scozzese, Andrew Manson, che tasta con mano l'arretratezza delle università e la superficialità con cui i medici trattano spesso i loro pazienti. Il romanzo colpisce "diritto al cuore" il giovane Alessandro, che cambia immediatamente facoltà e si iscrive a Medicina, con l'intento, una volta divenuto medico, di dedicarsi alle necessità dei più poveri e bisognosi. Già durante gli studi universitari Frigiola si iscrive al Cuamm, un'organizzazione umanitaria che cura i malati in Africa, quindi negli anni seguenti si reca più volte nei paesi del Terzo Mondo dove, tra l'altro, ha anche la Grazia di incontrare e conoscere padre Giuseppe Ambrosoli, il missionario medico che operò per trent'anni in Uganda.

Alessandro Frigiola decide di specializzarsi in cardiochirurgia infantile data l'altissima percentuale di mortalità (quasi il 50%) tra i bambini malati di cuore che ancora vi era negli anni Settanta. Una volta laureato, Frigiola si trasferisce per qualche anno a Marsiglia, dove il suo maestro, il professor José Aubert, lo inizia alla professione e dove avviene un episodio che segna indelebilmente la sua vita. Il piccolo Amadou, un bambino di appena quattro anni, entra nella sala operatoria dell'ospedale di Marsiglia per un operazione al cuore, in condizioni gravissime. Dopo ore di intervento, iniziano i tentativi di rianimare il cuore del bambino, tenuto in vita grazie alla macchina cuore-polmone e alla circolazione extracorporea del sangue. Per quattro lunghe ore l'equipe del professor Aubert con il professor Frigiola cercano di rianimare il bambino, ma invano. Quando tutto sembra ormai perduto il professor Aubert si arrende e chiede che la macchina cuore-polmone venga staccata, Frigiola però non ci sta e rimane per altre quattro ore a massaggiare qual piccolo cuore fino a quando, contro ogni aspettativa, riprende a battere... e il bambino a vivere. Questo episodio straordinario motiva grandemente il professore che comprende più che mai quanto questa sia la strada della sua vita.


Durante un viaggio missione in Vietnam compiuto in compagnia del professor Lecompte, Alessandro Frigiola rimane sconcertato nel vedere l'altissima percentuale di mortalità tra i bambini con malformazioni cardiache: “Non potevo vedere migliaia di bambini morire di cuore entro il primo anno di vita senza fare nulla!”. Per questa ragione, insieme alla professoressa Silvia Cirri, nel 1993 fonda l'associazione “Bambini Cardiopatici nel Mondo”, composta oggi da una squadra di oltre 300 medici ed operante in 27 paesi di tutto il mondo. L'associazione invia mensilmente medici in missioni per operare i bambini con patologie cardiache, trasformando spesso delle tende da campo in ospedali super attrezzati e tecnologici, con l'intento però di gettare delle solide "basi" affinché le missioni vadano avanti poi con le proprie gambe. All'Ospedale di San Donato Milanese (dove, dal 1990, Frigiola è primario della divisione di cardiochirurgia nel Centro Cardiovascolare Edmondo Malan) vengono invece formati i medici locali da inviare in ogni parte del mondo per operare e guarire bambini e neonati malati.

Il Professor Alessandro Frigiola ha operato ad oggi oltre dodicimila pazienti di cui più della metà bambini (con una percentuale d'insuccesso inferiore al 5%), e facendo parte di 435 missioni. Di indole positivo e ottimista non smette mai di definire gli italiani come “un popolo di persone estremamente generose”, anche se non manca di denunciare certe carenze dei nostri ospedali che a suo dire non sono “a misura di bambino” come invece sono in paesi quali gli Stati Uniti, il Canada e l'Inghilterra.
Il professore è passato recentemente anche agli onori della cronaca per avere contribuito a salvare la vita della piccola Amina, una bambina di appena dieci giorni, che necessitava di cure urgentissime e per la quale sembrava non esserci più alcuna speranza (vedi: Io sono una persona x bene). Del resto il professor Frigiola è fatto così, professionale, determinato e pieno di energia e progettualità. E nonostante le tante "primavere" sulle spalle, lotta costantemente per la vita dei suoi pazienti perché, per sue stesse parole non riesco mai ad abituarmi alla morte.

Grazie caro Professore, di tutto!

Marco


FONTI: “Eroi quotidiani” di Giovanni Terzi, Il Piacenza, Io sono una persona x bene

sabato 25 gennaio 2020

Bambino di 6 anni vende i suoi koala d'argilla per salvare gli animali vittima degli incendi


New York - La sensibilità dei bambini spesso ci sorprende e diviene un vero e proprio “insegnamento” per le persone adulte che, sovente, dinanzi alle brutte notizie di cui è pieno il mondo, non sono più capaci di meravigliarsi e “reagire” di conseguenza.
E' quello che è successo al piccolo Owen Colley, un bambino statunitense del Massachusetts che, appreso dalla televisione degli orribili e devastanti incendi avvenuti in Australia, con grandissime perdite di vite animali, ne è rimasto profondamente turbato. La sua sensibilità ferita lo ha portato a rifugiarsi nel disegno, disegnando un canguro, un koala e un dingo, animali tipici australiani, sotto un copioso acquazzone. Perché disegnare questi animali sotto un temporale? Il bambino ha rivelato a sua madre Caitlin Colley, che quel disegno rappresentava il suo desiderio di vedere quella copiosa pioggia spegnere tutti gli incendi e salvare gli animali!
La madre è rimasta molto meravigliata dalla sensibilità del figlio, il quale gli ha anche confidato che vorrebbe tanto andare in quella terra lontana, l'Australia, luogo tra l'altro natio del padre, per poter fare qualcosa per salvare gli animali. La cosa purtroppo non era fattibile, per via dei tanti, devastanti e pericolosi incendi.... ciò nondimeno è sorta nel bambino la domanda di cosa si potesse fare per aiutare tutti quegli animali in pericolo di vita. Ed ecco che a Owen, a suo padre e a sua madre, è venuta l'idea di creare dei koala d'argilla e darli in cambio di una donazione in denaro ad amici e parenti.

Quella che sembrava essere inizialmente una cosa limitata a poche persone, in breve tempo è diventata un idea che ha riscosso tantissimo successo, tanto che la famiglia ha deciso di vendere i koala d'argilla anche on-line attraverso una campagna sul sito di raccolta fondi Gofundme, con una promozione molto semplice anche per i più piccoli: una donazione di 25 dollari sarebbe servita per nutrire un giovane canguro per un mese. Il successo della campagna, aiutata anche da un articolo uscito sulla Cnn, è stato strepitoso, e in breve tempo le donazioni hanno raggiunto i 250 mila dollari australiani (150 mila euro), girati subito alla Wildlife Rescue South Coast.

Ecco cosa può fare la sensibilità di un bambino, unito all'intraprendenza e alle possibilità degli adulti: creare qualcosa di veramente bello a beneficio, in questo caso, della fauna di quell'immenso e bellissimo paese che è l'Australia!


Marco

gennaio 2020

lunedì 20 gennaio 2020

Morire con un sorriso, seminando Santità anche in ospedale


Padre affettivo di giovani disabili, instancabile promotore delle cappelle dell’adorazione perpetua nella sua città, ha lasciato un segno incancellabile nelle persone che lo hanno conosciuto e ha gettato semi di Conversione fino all’ultimo respiro

Leandro Loredo è morto com’è vissuto: avvicinando le anime a Dio. 45 anni, professore di Biologia in varie scuole e promotore dell’Hogar Granja Esperanza, che nella città argentina di La Plata offre rifugio a giovani e adulti con disabilità mentali che non hanno possibilità di sostentamento, era anche un attivo promotore dell’adorazione perpetua nella sua città.

Malato di leucemia, è entrato nell’Hospital Interzonal General José de San Martín il 5 novembre scorso. In 44 giorni il suo corpo ha perso quello che guadagnava il suo spirito, e nonostante la debolezza ha saputo avvicinare molte anime a Dio.

Per accompagnarlo e pregare per lui, le comunità parrocchiali in cui promuoveva l’adorazione eucaristica perpetua hanno iniziato ad assistere alla Messa nella cappella dell’ospedale alle 6.00. Da anni alla Messa non partecipava nessuno. La cappella ha preso vita mentre Leandro si spegneva. Ma non è tutto.

Molti messaggi audio circolano tra i suoi amici su Whatsapp e riflettono la serenità con cui ha affrontato i suoi ultimi giorni e la forza che trovava nella preghiera. “Sono protetto dalla medaglietta di Maria, che mi accompagna sempre. La Fede muove le montagne. Noi abbiamo la medicina migliore. Si compia la Sua Divina Volontà”, ha detto a una sua amica che ha condiviso il messaggio con Aleteia.

Leandro ha trascorso il suo ricovero pregando e meditando sul “cammino di preparazione per terminare nelle mani di Dio, ora o più avanti, o quando sia”. “È un cammino di preparazione. L’ho sempre chiesto al Signore”, diceva. La preghiera gli dava forza e coraggio, perché “Dio sa, Dio sa tutto”. “L’importante è essere all’altezza delle circostanze e abbandonarmi al Suo Amore, su questo non ho dubbi. E se Lui mi chiama, correre tra le Sue braccia”, ha riferito a un’altra amica.

Profondamente mariano, intonava canti che gli ricordavano il suo pellegrinaggio alla Virgen del Cerro a Salta, devozione che ha caratterizzato la sua vita. Allegro e trasparente, si mostrava felice con i suoi amici, godendosi ogni cosa, ogni giorno, e offrendo la sua sofferenza senza lamentarsi.

Anche questo ha grande valore. Per le anime, per la conversione. In pace, che è ciò che conta. Si compia la Volontà di Dio, che è la cosa migliore che mi può accadere. Magari tutti lo capissero, perché a volte la gente non lo comprende (…), ma voi e io sappiamo che il Paradiso esiste, e prima o poi ci incontreremo lì. Non c’è altra opzione. Bisogna perseverare fino alla fine”, diceva a un’amica.

Scuoteva la testa di fronte a tante persone che vivono alla leggera il fatto di essere cattoliche, ha riferito un’altra persona a lui vicina. “Noi cattolici spesso non viviamo Dio; separiamo le cose, andare a Messa, agire, vivere in comunità come pensava lui. Tendiamo molto a separare le varie cose. Non abbiamo la presenza continua di Dio nella nostra vita. Leandro ce l’aveva. Per questo era tanto amato in tante comunità”. E non apparteneva a nessuna comunità in particolare, perché “vedeva ogni persona come una comunità, e dovevano essere uniti”. La fraternità, il fatto di vivere come una famiglia, come fratelli, al di là del legame di sangue, era uno dei temi che sottolineava maggiormente negli ultimi giorni.


di Esteban Pittaro

8 gennaio 2020

FONTE: Aleteia

venerdì 17 gennaio 2020

Spiderman incontra oltre 10 mila bambini molto malati e li fa sognare


Spiderman insieme ai bambini malati terminali

Ho fatto molto nei miei 35 anni, ho praticato tanti sport, ho lavorato duro, ho scritto musica e mi sono anche esibito, infine sono diventato Spider Man per i bambini che stanno combattendo tutte le probabilità negative nel mondo”.

Si potrebbe dire che tutto ha avuto inizio per Ricky nel 2014 in un momento in cui era finanziariamente a terra ed è stato aiutato dai suoi amici. Mentre cercava di sbarcare il lunario come personal trainer in una palestra ha fatto un sogno.

Una notte dei primi di giugno ho fatto un sogno che mi avrebbe cambiato la vita. Mentre scivolavo nella terra del sogni, sono stato accolto da mia nonna (che era morta solo pochi mesi prima). Lei mi ha messo un braccio sulla spalla e mi ha detto che aveva qualcosa da mostrarmi. Mi ha portato verso una vecchia scuola dove c’era una proiettore con le bobine e l’ha acceso. C’era un enorme film dove camminava verso dei bambini con le divise da ospedale nel cielo. Ha attraversato le doppie porte e dietro ha trovato centinaia di bambini a letto, attaccati a tubi da ospedale, pali da IV e altro. Lui ha iniziato ad oscillare intorno portando loro gioia attraverso giochi, giocattoli, scattando foto. Le facce dei bambini si illuminavano. Confuso ho guardato mia nonna e le ho chiesto cosa avesse a che fare tutto questo con me. Mi ha guardato seriamente e mi ha detto: questo sei tu e quando ti sveglierai questo è ciò che farai”.

Ricky è rimasto incuriosito dal sogno fatto e così ha cercato su Google: costumi da Spider Man reali.


Successivamente ha trovato qualcuno che gliel’avrebbe creato per 1400 dollari. Ricky ha così venduto l’unico oggetto di valore che possedeva: una Chrysler 300 comprata prima del suo personale tracollo finanziario. Mentre attendeva l’arrivo del costume Ricky ha iniziato a inviare e-mail a tutti gli ospedali nella zona della baia della California.
Ogni singolo ospedale mi ha risposto no a causa della mia mancanza di esperienza coi bambini. Finalmente, nell’ottobre del 2014 Ricky ha ricevuto il suo costume.

L’ho provato e il mio amico Michael ha scattato delle immagini col suo telefono. Non riuscivamo a credere quanto somigliassi a Spider Man. Non ho annunciato cosa stavo facendo sui social media, ma una cliente del fitness mi ha indirizzato al nipote che era in ospedale perché molto malato
.


L‘ospedale mi ha detto che non potevo fargli visita, ma la mamma del bimbo mi ha chiesto: lavori per l’ospedale o per Dio? Questa domanda mi ha inchiodato dov’ero e ho risposto: per Dio! Questo mi ha permesso di far visita al mio primo bambino nascondendo il costume nello zainetto, cambiandomi nel bagno vicino alla stanza, e correndo al suo fianco.

Ho trascorso con lui un’ora prima che la sicurezza mi chiedesse di andarmene. Avevo compiuto la mia missione!! La nonna mi ha inviato delle foto della visita e io sono scoppiato a piangere vedendo il sorriso sul suo volto.

Era destino che facessi questo nella vita. Dopodiché ho iniziato a fare visita a bambini con bisogni speciali, bimbi autistici, senza tetto, in affido, disabili
”.

Infine Ricky ha deciso di pubblicizzare la sua attività sui social media e, successivamente, un ospedale gli ha chiesto di far visita mensilmente.

I genitori hanno iniziato a postare quanto le sue visite aiutassero i bambini e la cosa ha iniziato ad aumentare da lì”.


Ricky ha creato una pagina Go Fund me per comprare i regali ai bambini. Le domande per il servizio sono aumentate e preso Ricky ha fondato, insieme ai suoi amici, l’organizzazione Heart of a Hero (cuore di un eroe).

Una volta costruita la no profit sono diventato molto indaffarato e ho dovuto smettere di allenare le persone. Ho preso un lavoro come guardia notturna per arrivare alla fine del mese e coprire ciò per cui la compagnia non riusciva a pagare. Mentre continuavo a far visita ai bambini la gravità di ciò che combattevano continuava a peggiorare e prima di rendermene conto ho iniziato a far visita a bambini terminali. Il primo bambino terminale che ho incontrato si chiamava Charlie Derenge”.

Questo bimbo di 9 anni aveva un tumore al cervello.

Il suo funerale è stato il primo funerale di bambini a cui avessi partecipato. Mi ha fatto a pezzi ma mi ha riempito di senso del dovere e ho capito che dovevo continuare con bambini come lui”.

Una di questi era la piccola Zamora. “Sua mamma mi chiese di rimanere al fianco della bambina e io risposi di sì. Ho trascorso i 7 giorni successivi con Zamora, finché è morta tenendomi la mano”.

La morte di altri bambini nello stesso mese gli ha causato degli attacchi d’ansia. Dal 2014 aveva visitato oltre 10 mila bimbi.


Ero a Denny, a Sacramento in procinto di recarmi il giorno dopo in ospedale quando un volontario, Biance, mi ha chiesto: stai bene? Ho iniziato a piangere incontrollabilmente. Per la prima volta in 3 anni e mezzo ho ammesso di aver bisogno di una pausa
.

In ottobre Ricky è tornato all’opera con qualche cambiamento, prendendosi cioè periodi pausa e non lavorando tutti i giorni.

Far visita ai bambini è la mia passione e sono stato testato oltre misura nel farlo. Le non profit vanno su e giù e ho dovuto vendere l’auto per sostenermi e continuare ad essere Spider Man. Non mi arrenderò e sono determinato nel bisogno di condividere le storie di questi bambini. Tenere i bambini mentre esalano l’ultimo respiro. Non vi sentirete mai più vulnerabili di così. Sono stato in grado di togliermi di dosso ogni altra difficoltà nella vita. Ma questa è qualcosa di cui non ci si può liberare e ne sono venuto ai termini. La mia vita è loro e il viaggio continua”.


di Maria Sole Bosaia

26 dicembre 2019

FONTE: Universo Mamma


E' davvero sorprendente vedere in quanti modi diversi si può manifestare l'Amore!
Questa storia è veramente straordinaria, intensa, meravigliosa.... di quelle che fanno accaponare la pelle. E non si può non rimanere ammirati di fronte a quello che ha fatto e sta facendo questo giovane uomo, Ricky, per i bambini malati, spesso malati terminali. Ci vuole un cuore veramente immenso per fare tutto questo, e anche coraggio.... perchè per visitare e "tenere la mano" a dei bambini che stanno morendo, sì, occorre avere anche tanto, tanto coraggio! Onore e merito!
Grazie Ricky.... e grazie a tutti coloro che si spendono per il Bene del prossimo.

Marco