lunedì 30 novembre 2020

“Cuore di Maglia”, il velo di calore per i bimbi prematuri di Parma e Fidenza

L'Associazione Cuore di Maglia nasce a Parma nel 2013: le volontarie realizzano cuffie, scarpette, copertine per i bambini prematuri dell'Ospedale

Le troviamo intente a sferruzzare gomitoli colorati: sono una ventina di donne, di tutte le età, anche se ci fanno subito notare che “alcune lavorano da casa” e che il gruppo è composto da una trentina di persone. L’Associazione Cuore di Maglia, ospitata dall’Officina Caffè MisterLino del Barilla Center, il cuore lo ha davvero grande: con le loro mani confezionano scarpette, cuffie, coperte e pupazzi per i bambini prematuri che nascono all’Ospedale di Parma e di Fidenza.

La nostra associazione – spiega la delegata di Parma Germana Bertozzinasce a Torino nel 2008: inizialmente lavoravamo da casa e inviavamo le nostre produzioni alla sede centrale che provvedeva a distribuirle agli Ospedali che ne facevano richiesta
. Nel 2013 Germana, insieme ad alcune amiche che collaboravano già al progetto ha creato la sezione locale di Cuore di Maglia: “In poco tempo siamo diventate tantissime, il passaparola ha funzionato ed oggi ci incontriamo ogni due settimane per lavorare insieme al progetto: siamo diventate amiche, abbiamo un gruppo WhatsApp, ed è bello essere guidate dalla stessa motivazione e condividere un progetto così bello e così importante.

Scarpette "mezzo pavesino" e cuffie "mandarino"

Sedute allo stesso tavolo di Germana ci sono Laura, Patrizia e Lorenza: “Grazie a questo bel gruppo di persone – svela Lorenza – ho anche imparato tanti segreti del lavoro a maglia. È bello ritrovarsi qui: MisterLino ci ospita gratuitamente ed è come se fosse un po’ anche lui partner del progetto. Tutto ciò che realizziamo ci riempie di gioia perchè sappiamo che possiamo aiutare dei bambini e far felici delle famiglie
. Un bambino in un’incubatrice è sempre fonte di preoccupazione e di stress per le famiglie e, a volte, può essere anche traumatico: così Cuore di Maglia porta un po’ di felicità ed allegria grazie alla lana colorata con cui vengono avvolti i piccoli.

Abbiamo delle misure un po’ fuori dal normale – spiega Germana – perchè i bambini sono davvero molto piccoli. Le dimensioni di una cuffietta variano da una mela ad un mandarino; mentre per le scarpette l’unità di misura è mezzo pavesino
. Attualmente Cuore di Maglia collabora con il reparto di Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale di Parma e con la Neonatologia dell’Ospedale di Vaio:I bimbi che nascono prematuri spesso non hanno vestiti adatti perchè i genitori non li hanno ancora comprati o perchè sono troppo piccoli per indossarli. Qui entriamo in gioco noi: solitamente realizziamo un kit che è composto dalle scarpette; dalla cuffia; da un twist; da una copertina e da un dudù; un piccolo pupazzetto che la mamma può tenere vicino per imprimervi l’odore e poi mettere nella culla del bimbo.

“Alcuni genitori ci scrivono e ci chiamano per incontrarci e ringraziarci”

Cuore di Maglia consegna i kit una volta al mese nei due Ospedali del parmense: in quelle occasioni c’è anche la possibilità di fare una visita al reparto e conoscere di persona anche i genitori che hanno ricevuto i kit per il loro bambino. “Il nostro è un lavoro costante durante tutto l’anno. I kit li consegniamo già lavati e pronti per l’uso
, proseguono le volontarie dell’Associazione. Sul materiale da utilizzare Cuore di Maglia segue le indicazioni dei reparti dell’Ospedale, in modo da evitare allergie o problemi sui bambini: “Tutto viene realizzato con lana merinos, cotone, oppure un filato misto lana e seta; le cuciture devono essere limitate all’indispensabile e non dobbiamo utilizzare bottoni e materiale sintetico.

“Mani che avvolgono di calore la vita”

L’emozione è tanta ancora oggi quando Germana, dalla sua borsa piena di ferri e gomitoli, estrae una confezione che contiene il Premio Prada, consegnato all’Associazione nel gennaio 2019 in una cerimonia al Teatro Verdi di Busseto: “È stata una bellissima sorpresa – spiegano Lorenza e Patrizia – perchè non ce l’aspettavamo. Ci siamo emozionate quando abbiamo visto le foto dei bambini con le nostre cuffiette e abbiamo capito che stavano parlando di noi
.

Il premio, intitolato ad Armando Prada – un volontario della Croce Azzurra di Traversetolo recentemente scomparso -, viene assegnato ogni anno ad un’associazione che si distingue nel mondo del volontariato. "Mani che avvolgono di calore la vita" è la motivazione letta sul palco del Teatro Verdi mentre Germana si accingeva a ritirare il premio: nessuna descrizione potrebbe essere migliore per raccontare quello che è e quello che fa Cuore di Maglia. A dirla lunga sulla motivazione e sullo spirito che muove queste grandi donne è stata un’altra volontaria, Laura, alla fine dell’intervista: “Io non posso fare a meno di questi giovedì pomeriggio
, ha esclamato.


di Chiara Corradi

14 febbraio 2019

FONTE: Il Parmense

venerdì 20 novembre 2020

È morto David, il nonno che cullava e cantava ninne nanne per i bambini nati prematuri

David Deutchman era un ex imprenditore di 86 anni, in pensione, che aveva deciso di dedicarsi al prossimo e di cullare i bambini prematuri di Atalanta, nello Stato USA della Georgia. In un’intervista aveva detto: Molte persone mi chiedevano "Perché lo fai?". Semplicemente alcuni non capiscono il tipo di beneficio che può darti tenere semplicemente in braccio un bimbo…”.

David Deutchman era conosciuto come il "nonno della terapia intensiva". Per 14 anni si era dedicato alla cura dei bambini nati prematuri presenti nell’apposito reparto di terapia intensiva nell’ospedale pediatrico di Atlanta, nello Stato Usa della Georgia. Nel corso di questi anni aveva visto migliaia di bambini. L'86enne se n’è andato sabato scorso; due settimane fa gli era stato diagnosticato un cancro al pancreas metastatico al quarto stadio.

Dopo aver lavorato per molti anni, David aveva deciso di dedicare tutto il suo tempo libero da pensionato nel prendersi cura dei piccoli pazienti che si trovano ricoverati nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale pediatrico di Atlanta: almeno due volte a settimana coccolava i bambini i cui familiari per svariati motivi non potevano essere con loro. L’anziano non riceveva una vera e propria retribuzione in denaro, ma genitori e personale ospedaliero hanno sempre considerato inestimabile il suo contributo.
Il volontariato ha assolutamente arricchito la sua vita” ha detto la figlia di David, Susan Lilly. “Ha avuto una carriera imprenditoriale di grande successo; non l'ho mai sentito parlare di ciò che aveva fatto durante i suoi 41 anni con l'azienda come quando descriveva con apprezzamento e amore per il suo coinvolgimento con le persone in ospedale”.

David era diventato famoso dopo che la sua storia era stata resa pubblica dallo stesso ospedale pediatrico di Atlanta che aveva condiviso sui social una foto del "nonno" con in braccio uno dei "suoi" bimbi. Da lì erano arrivate diverse interviste alle emittenti televisive americane, come quella ad 11 Alive:
Alcuni dei miei amici mi chiedono cosa faccio qui. E io dico: "Beh, tengo in braccio i bambini". Mi vomitano addosso, mi fanno la pipì addosso e loro dicono: "Perché lo fai?". Alcune persone semplicemente non capiscono il tipo di beneficio che può darti tenere semplicemente in braccio un bambino come questo”.

David non ha potuto più recarsi in ospedale durante la pandemia da Covid-19, anche e soprattutto quando ha ricevuto la terribile diagnosi del cancro.
Nessuno di noi se lo aspettava, ha detto Susan a Today. Ha chiarito a tutti i suoi cari e anche ai suoi amici che si sentiva grato di aver vissuto una vita piena e ricca”. Il Children's Healthcare di Atlanta ha organizzato una parata automobilistica in onore di David e la sua famiglia prima che morisse, condividendo il video su Facebook con la didascalia: "Per onorare questa leggenda dell'ospedale, che ha trascorso quasi 15 anni a prendersi cura dei più piccoli nei nostri reparti di terapia intensiva".

di Biagio Chiariello

19 novembre 2020

FONTE: Fanpage


E' davvero sorprendente constatare in quanti modi diversi si possa manifestare l'Amore nelle persone. Quella di cullare i bambini nati prematuri è davvero una cosa originalissima e bellissima!
Caro David, un tumore ti ha portato via, ma tu continuerai a vivere nei ricordi delle persone. Riposa in Pace adesso, "cullato" tra le braccia Amorose del nostro buon Dio.

Marco

mercoledì 18 novembre 2020

Covid: Piccola Casa della Misericordia, volontari e benefattori insieme per l’emergenza sociale

L’emergenza legata alla diffusione del Covid-19 oltre che sanitaria, sta diventando sempre di più sociale. Colpisce soprattutto chi già viveva situazioni di difficoltà o di fragilità, creando nuove situazioni di povertà.

Accanto al lavoro encomiabile di medici, infermieri, forze dell’ordine, associazioni di volontariato, la Piccola Casa della Misericordia, grazie all’inesausto impegno dei volontari, non ha cessato di garantire i propri servizi rimodulandoli alla situazione contingente, operando in condizioni via via più difficili sempre con le opportune precauzioni (mascherine, guanti, ingressi contingentati).

Dai singoli cittadini, imprenditori, professionisti, commercianti, giovani che hanno destinato il premio del Fantacalcio, dipendenti comunali, membri delle comunità ecclesiali di san Francesco d’Assisi, di Sant’Agostino, dei Volontari e degli Adoratori, alle varie realtà che operano nel nostro territorio: Cassa Edile, M.A Costruzioni, ISOLMEC Group, Caltaqua, Pintaudi noleggio pullman, Leo Club, Lions Club, Rotaract Club, OSJ Cavalieri Ospitalieri Sicilia, Commissariato della Polizia di Stato di Gela, Farmacia Pintaudi e altri ancora, tutti spinti dal desiderio di curarsi dell’altro e schierati per fronteggiare momenti di noto disagio.

Nei momenti peggiori – afferma don Pasqualino di Dio – è il senso dell’umanità che sa aprire uno spiraglio di luce su un futuro avvolto da incertezza con la consapevolezza che solo l’unità fa la forza; questo è il tempo dell’azione, il tempo dell’unità e della solidarietà verso coloro che vivono un disagio socio-economico che non può essere fatto di progetti, contese, pubblicità di ogni minimo atto di carità, non è un tempo per ostentare ma è il tempo di servire silenziosamente, natura stessa della Carità. Ancora una volta, dallo sguardo attento e non indifferente dei privati, emerge il volto più bello della nostra Città”.

Dal 9 marzo – ha continuato Don Lino - i nostri volontari sono a servizio quotidiano delle varie richieste accolte che arrivano attraverso il numero telefonico del Centro d’ascolto. In tanti, tra i quali in molti mai censiti, chiamano al numero destinato per una semplice parola di conforto, per richieste di beni di prima necessità, per manifestare situazioni di disagio per la difficoltà materiale di pagare i canoni di locazione, per servizi a domicilio agli anziani o a coloro che sono in quarantena, per chiedere mascherine, per richieste di preghiera, intenzioni presentate ogni giorno durante le dirette YouTube e Facebook della celebrazione e dell’adorazione Eucaristica”.

Desidero di cuore ringraziare i volontari e tutti i benefattori che fino ad ora ci hanno sostenuto nonché il Comune che, a giorni, inizierà a farci pervenire le derrate alimentari che ci consentiranno di continuare questo servizio. Vorrei aggiungere, in merito alle dispute confuse relative alla ripresa delle celebrazioni Eucaristiche nelle chiese le quali per disposizione del nostro Vescovo anche in questa fase emergenziale da sempre dovevano restare aperte, che la voce della Chiesa è quella di sollecitare il governo a trovare le modalità idonee per gestire tutto in sinergia; nessuno è in lotta e nemmeno pazzi untori irresponsabili”.

Attendiamo, con serenità, quello che il governo e i vescovi diranno, sperando di poter celebrare l’Eucarestia in sicurezza, magari fuori all’esterno, così come si farà prossimamente disponendo la riapertura di cinema, teatri, biblioteche. Questi ultimi spazi sono, come tutti, possibili luoghi di contagio e non più delle nostre chiese. Quando? Non tocca a noi deciderlo. Sicuramente dobbiamo ripartire convivendo con questo mostro invisibile e facendo i conti su come si evolverà il contagio. Anche se siamo stanchi, il 4 maggio non sarà "il libera tutti", bisognerà usare massima saggezza, prudenza e senso di responsabilità, ora più di prima”.


29 aprile 2020

FONTE: Accentonews

lunedì 16 novembre 2020

Questa nonna ha preparato centinaia di torte per nutrire i bambini affamati

Una donna di 89 anni sta aiutando le famiglie in difficoltà che non ricevono più i pasti scolastici gratuiti per i loro figli preparando loro delle gustose torte.

Durante l'isolamento, Flo Osborne, una donna di 89 anni che vive a Harwich, una cittadina che si trova nella contea dell'Essex in Inghilterra, aveva iniziato a preparare delle torte per aiutare le persone della sua comunità che si trovavano in difficoltà ed ora ha deciso di continuare a impegnarsi per sostenere una campagna comunitaria chiamata North Essex Support Team, avviata dal pompiere Les Nicoli, per sostenere i bambini delle scuole che non possono più fare affidamento sui pasti scolastici gratuiti.

Graham, il figliodi Flo, è il proprietario di un ristorante e, per questo, ha deciso di aiutare a preparare i pasti per i piccoli, in seguito ha pensato che anche sua madre sarebbe stata entusiasta di partecipare a questa iniziativa e così ha proposto l'idea delle torte a Les, il quale l'ha accolta con piacere.

Adesso Flo è la pasticcera più anziana che partecipa all'iniziativa, la donna acquista autonomamente tutti gli ingredienti necessari e, spesso, si sveglia all'alba per cominciare ad impastare i suoi deliziosi manicaretti nella sua piccola cucina o nel ristorante del figlio. La super bisnonna prepara torte di tutti i tipi, sia dolci che salate, e da ognuna di esse si possono ricavare 16 porzioni; da aprile ad oggi ha sfornato e regalato oltre 200 torte.

Durante un'intervista la donna ha affermato che: “Quando sono venuta a conoscenza di questa iniziativa ho subito pensato che fosse una cosa splendida. Ho cucinato torte durante il lockdown per aiutare le persone della mia comunità, ma ho sempre sperato di poter fare qualcosa di utile anche per i bambini. Alcuni mi hanno detto che sono pazza, però, in realtà, mi fa piacere farlo, mi aiuta ad andare avanti, mi fa stare bene ed è un buon motivo per alzarmi dal letto la mattina”.

I volontari del North Essex Support Team sono molto felici di questa collaborazione ed hanno confermato che chiunque riceva un pasto da loro, riceve anche una fetta della torta di Flo. Dall'inizio della pandemia, l'associazione ha già consegnato più di 5 mila pasti, mentre la nonna pasticcera riesce a sfornare circa 20 torte ogni due settimane.

Flo dice di non avere nessuna ricetta segreta per preparare le sue torte e confessa di non pesare mai nessuno dei suoi ingredienti perchè le viene del tutto naturale. La donna ha affermato che continuerà a cucinare il più a lungo possibile e che è felice ogni volta che qualcuno ha la possibilità di nutrirsi grazie alle sue torte.


Di Elena Franchini

29 ottobre 2020

FONTE: Curiosando si impara

venerdì 13 novembre 2020

Grande gara di solidarietà per Federica. In tanti a donare il sangue all’ospedale di Polla, la raccolta continua


Grandissima gara di solidarietà a Polla da parte di tantissime persone che hanno voluto donare il sangue per Federica, la giovane rimasta ustionata nella serata di sabato in un’abitazione a Teggiano.

Oltre 50 sono le persone che hanno risposto all’urgente bisogno di sangue "0 negativo" e che si sono recate questa mattina presso il Centro Trasfusionale del presidio ospedaliero "Luigi Curto". Un numero straordinario, se si considera la rarità del gruppo sanguigno, tanto che si è deciso di dedicare alla giovane teggianese anche le donazioni dei prossimi giorni.

Sarà infatti possibile anche domani, e poi da lunedì, recarsi all’ospedale di Polla, dalle 8 alle 11.30, per donare il proprio sangue "0 negativo" specificando che lo stesso dovrà essere indirizzato a "Federica Tropiano", ricoverata al Cardarelli di Napoli.

I genitori e la sorella di Federica hanno voluto subito ringraziare tutti coloro che questa mattina hanno partecipato alla donazione straordinaria e anche tutti i cittadini valdianesi che hanno contribuito a far giungere l’appello in ogni angolo: “Non esistono parole adatte a rappresentare l’emozione provata appena abbiamo saputo il numero delle persone che hanno risposto alla chiamata, che con un semplice gesto hanno voluto donare speranza alla nostra Federica. Ringraziamo tutti di cuore e invitiamo a donare ancora e sempre, perché ogni donazione può salvare una vita” .

E’ stato difficile organizzare il flusso enorme di persone ma poi, con il lavoro di tutti noi, siamo riusciti ad organizzare le operazioni di trasfusione in totale sicurezza – dichiara la dottoressa Elisa Focarile -. Al termine penseremo noi a trasferire le sacche di sangue al Cardarelli. In questo modo, grazie ad una sinergia tra il nostro Centro Trasfusionale e quello di Napoli, siamo riusciti ad evitare il trasferimento dei donatori all’ospedale napoletano, evitando assembramenti e potenziali rischi dovuti al contagio del Covid. Speriamo di contribuire ad una veloce guarigione di Federica” .

di Paola Federico

12 novembre 2020

FONTE: Ondanews


E' sempre bello riportare notizie come questa, dove la solidarietà e la generosità delle persone si moltiplica per cercare di aiutare una persona, Federica, rimasta gravemente ustionata. E quello di donare il proprio sangue è un grande Atto d'Amore.
Grazie veramente a tutti e..... forza, forza Federica, ti siamo tutti vicini!

Marco

giovedì 5 novembre 2020

La fattoria degli animali che non fa sentire soli i bambini disabili


Una fattoria in Texas ha trovato il modo per aiutare i bambini disabili a sentirsi meno soli. Si chiama "Safe", è situata ad Austin, e fa conoscere ai bimbi con disagi fisici o psichici altri animali che come loro sono in difficoltà. C'è chi per esempio non ha una zampa, o ha bisogno delle rotelle per camminare. Quando i bambini incontrano altri cani, gatti o pecore con disabilità capiscono che questa condizione può colpire tutti, e per i più piccoli è un modo per trovare conforto e conoscere se stessi.

La fondatrice si chiama Jamie Wallace-Griner: «tutto è cominciato quando abbiamo adottato un cane di nome Angel per aiutare il nostro bambino autistico», racconta. Hanno sempre amato gli animali, ma da quando Angel è entrato nella loro vita hanno capito che altri cani avrebbero potuto aiutare altri bambini come suo figlio. «Gli animali possono fare miracoli. Angel ci ha dato forza e ha aiutato nostro figlio a superare molte paure e a capire meglio le sue sensazioni e i suoi pensieri».


Jamie e suo marito hanno così comprato un ranch ad Austin nel 2014 e da allora è diventato la casa di molti animali compresi maiali, volatili e conigli. All’inizio le spese per mantenerli venivano pagate dalla famiglia, ma a un certo punto non erano più in grado di sostenere da soli tutte le cure veterinarie. Così nel 2018 hanno deciso di creare questa organizzazione non profit in modo da poter accettare delle donazioni. «Ogni animale che salviamo ha una storia da raccontare - dicono - e i bambini che vengono da noi con dei traumi possono confrontarsi con la vita degli animali e scoprire di non essere i soli ad avere delle difficoltà».

La fattoria offre una casa definitiva a molti animali, ma è anche un centro di riabilitazione. Loro aiutano infatti quattro zampe che hanno subito abusi o maltrattamenti, li aiutano a vivere meglio, e poi in alcuni cani quando le cure sono finite vengono anche adottati da altre famiglie.


di Cristina Insalaco

24 ottobre 2020

FONTE: La Zampa.it

lunedì 2 novembre 2020

Ha una malattia rara, calabrese costretto a trasferirsi in Messico per le cure: «Aiutatemi»


L'ex poliziotto è affetto dalla sindrome di Cogan in forma atipica ma in Italia non sanno come gestirla. L'ultima speranza sono le cure in una clinica di Cancun: «Mi sto spegnendo lentamente»

«Sto male, molto male, ho difficoltà quotidiane sia fisiche che mentali. Sto perdendo molti chili senza spiegazione». Esordisce così via skype Maurizio Coluccio, 49 anni, nell'intervista in cui mette a nudo la sua anima e chiede aiuto affinché la sua malattia smetta di torturarlo. Maurizio, originario di Praia a Mare, ha scoperto un decennio fa di soffrire della sindrome di Cogan in forma atipica, una malattia autodegenerativa tanto rara che al mondo risulta l'unico ad esserne affetto. Lo ha appurato dopo una ricerca mondiale condotta in Messico in cui gli scienziati hanno esaminato altri pochi casi simili, sette in tutto. Prima di andare precocemente in pensione a soli 42 anni, era un agente della Polizia stradale in sevizio nel Casertano. Oggi ha deciso di trasferirsi all'estero per curarsi e chiede un contributo economico per affrontare le spese.

Il volo della speranza nel 2014

È il 2013. Maurizio vive da solo in un piccolo appartamento a Praia e la notizia sul suo stato di salute, all'epoca già precario, ci mette poco a fare il giro del circondario. Arrivano le telecamere e la sua storia diventa di dominio pubblico. Lo affiancano associazioni e volontari del posto e la sua storia, grazie al web, arriva fino a Cancun, Messico, nonostante il dolore ai muscoli e agli organi interni. Qui c'è una clinica che cura malattie rare, ma non quella del 49enne. Poco male, i medici, che si mettono in contatto con lui, vogliono visitarlo per tentare di rallentarne il decorso con un autotrapianto di cellule staminali. In Italia non si può. Pochi mesi più tardi Maurizio è un uomo nuovo. Deve sempre fare i conti con un problema di salute e l'altro, ma trova la forza di reagire, cammina meglio, i dolori si calmano.

Il secondo trapianto di staminali

Sembra andare tutto per il verso giusto. Maurizio si trasferisce a Siena, nei pressi dell'ospedale Santa Maria alle Scotte, perché in Calabria la sanità è un disastro e proprio in quegli anni l'ospedale della cittadina tirrenica dove l'ex poliziotto vive, chiude i battenti. L'ospedale senese, invece, si fa carico della sua situazione anche se non ha idea di come gestirla, ma può intervenire subito su eventuali conseguenze. Ha sette infarti e un'embolia polmonare che gli mette fuori uso il polmone destro, ma è ancora vivo. Poi però accade che gli diagnosticano l'herpes Zoster, meglio conosciuto come il "fuoco di Sant'Antonio", e il suo organismo già scombussolato va in tilt. I progressi del 2014 vanno in fumo e lui è costretto a tornare a Cancun per un altro autotrapianto di cellule staminali.

Il peggioramento delle condizioni di salute

Per i primi mesi va tutto bene. Maurizio recupera forze ed energie e ricomincia piano a vivere nuovamente una vita quasi normale. Ma il virus dell'herpes zoster non ne vuole sapere di lasciare il suo corpo, nonostante le cure, e in pochi mesi la situazione precipita. Ha appena la forza di prendere in mano una bottiglia d'acqua, per sorreggersi deve comprare delle stampelle speciali che si legano al braccio e deve comprare un materasso particolare che gli consenta almeno di riposare.

I ritardi nelle cure a causa del Covid

A gennaio scorso Maurizio, come ogni nuovo anno, deve sottoporsi alla trafila di esami per capire a che punto è il suo reale stato di salute. Ma tra malasorte e destino infame si inserisce anche la pandemia mondiale. Deve aspettare, gli ospedali sono travolti dall'emergenza sanitaria dettata dal Covid e oltretutto lui il coronavirus non può vederlo neppure da lontano, o è la fine. Passano i mesi e intanto l'uomo passa, senza plausibili spiegazioni, dal pesare 84 chili ai 68 attuali. I medici non sanno che fare, qualcuno gli dice di rassegnarsi: un solo malato in Italia non fa testo, i soldi per la ricerca non bastano a studiare ogni cosa. È lasciato solo al suo triste destino e per mettere a tacere quei dolori lancinanti che nessuno sa come lenire si inietta una fiala di morfina al giorno.

La decisione di tornare in Messico

Maurizio è quasi rassegnato alla sua fine, ma poi, in un afoso giorno di luglio, accade che la sua amica Maddalena, 41 anni appena, se ne va tragicamente nel giro di poche ore per le complicanze di una malattia, anche questa rara. Ha un tuffo al cuore e proprio in quel momento capisce che deve lottare per la sua vita, deve provare a reagire. Nel trambusto del caos mondiale, decide che vuole tornare in Messico, nella clinica dove lo hanno già curato e dove si sono resi disponibili a studiare il suo caso, anche se è l'unico al mondo. Decisione per nulla facile, perché per decine di motivi sarà costretto a partire da solo, senza amici e senza la sua compagna, che gli è stato sempre a fianco nonostante le atroci sofferenze. «Sono dispiaciuto, non è stata una situazione facile - dice Maurizio -. Mi hanno convinto i miei familiari, soprattutto mio figlio, che ha 19 anni. Mi ha detto: vai a farti curare papà, così quando torni possiamo stare insieme. Ha visto un padre diverso in questi mesi, non mi riconosce più».

«Aiutatemi a vivere»

«Io ho sempre combattuto - dice -. Rendermi conto che mi sto spegnendo non riesco ad accettarlo». Per questo ora chiede aiuto. «Ho bisogno di soldi per poter partire e sistemarmi lì a Cancun per i primi giorni. Prevedo di rimanerci molto tempo, ma io vivo della sola pensione». Il suo appello ha motivazioni ancor più profonde: «Può capitare a chiunque di ammalarsi e aiutarmi significa aiutare se stessi. Spero che il mio grido di aiuto serva anche ad altri. Quante altre persone si sono sentite dire che non possono essere curate in Italia?». Per aiutarlo basterà seguire le indicazioni che troverete sul suo profilo Facebook oppure al gruppo "Un aiuto per Maurizio", dove l'ex poliziotto, oltretutto, racconta quotidianamente la sua battaglia conto la malattia.


di Francesca Lagatta

5 ottobre 2020

FONTE: La C News 24