giovedì 29 luglio 2021

In 15mila a caccia di rifiuti inquinanti in provincia di Cuneo, raccolte 30 tonnellate

In 15mila a caccia di rifiuti inquinanti, grazie all’iniziativa “Spazzamondo”. In tutta la provincia di Cuneo gli abitanti ne hanno raccolte 30 tonnellate

Trenta tonnellate di rifiuti inquinanti abbandonati nell’ambiente, per le strade dei paesi, nei boschi, sentieri, ovunque, molto spesso purtroppo non ci accorgiamo di quanto inquinamento ci sia intorno a noi di bottiglie di plastica, involucri di gelati, cicche di sigarette, lattine, mascherine, tutti rifiuti che dovrebbero finire nei cestini, ma che per incuria vengono buttati per strada, oppure cadono e non vengono raccolti, e purtroppo finiscono per inquinare boschi, fiumi, laghi e spessissimo dai corsi d’acqua raggiungono i mari e gli oceani e mettono in pericolo flora e fauna marina.

Così più di 15.000 cittadini appartenenti a 163 diversi comuni della provincia di Cuneo, hanno deciso di prendere parte all’iniziativa di raccolta di rifiuti inquinanti da ovunque ce ne fossero intorno a loro, boschi, strade cittadine, campagne, corsi d’acqua, e sono arrivati a segnare un record assoluto di raccolta, arrivando in un solo giorno a 30 tonnellate!

C’erano nonni con i nipoti, giovani, coppie, famiglie, davvero persone di tutti i tipi e tutte le età accomunate dalla voglia di fare qualcosa per l’ambiente e per il proprio paese, abitanti delle più grandi città di Bra, Alba, Mondovì ma anche da comuni e paesi più piccoli, Bergolo, Pietraporzio, Ostana, che contano poche migliaia di abitanti ma in cui ognuno ha voluto fare la propria parte.

I consorzi della raccolta rifiuti hanno fornito a tutti i sacchetti e la Fondazione Crc, promotrice dell’iniziativa "Spazzamondo – Cittadini attivi per l’ambiente", ha consegnato dei Kit per la raccolta. L’iniziativa ha l’obiettivo di creare nella cittadinanza una partecipazione attiva e una cura condivisa dei bene e spazi comuni, per valorizzare e salvaguardare ambiente e paesaggio, generando anche una coscienza collettiva sul riuso, la riduzione e il riciclo dei materiali.

Ezio Raviola, vicepresidente di Fondazione Crc ha raccontato: «Spazzamondo costituisce un’occasione importante per promuovere la partecipazione attiva delle comunità e la salvaguardia dell’ambiente, temi che la Fondazione ha individuato come centrali nel proprio piano pluriennale 2021-2024 le cui parole chiave sono Sostenibilità, Comunità, Competenze»

Michele Pianetta, vicepresidente di Anci Piemonte commenta: «L’adesione così rilevante delle amministrazioni comunali testimonia l’attenzione al tema ambientale e rappresenta un incentivo alla partecipazione dei cittadini nella tutela e salvaguardia delle comunità locali».


24 giugno 2021

FONTE: Positizie

Vilminore – Alice che fa rivivere il sorriso di Michele (morto di leucemia) in un’associazione. Il "battesimo" al Gleno

Michele è una persona positiva, gioviale e allo stesso tempo introspettiva e profonda. Tutte le persone che ho incontrato in quei giorni mi raccontavano di lui sempre sorridente, solare, un burlone. Mi piace usare il presente, non per la mancanza di accettazione della realtà, ma perché la sua essenza continua ad essere qui”, è così che Alice Morzenti ci descrive il fratello Michele, che a 28 anni se n’è andato a causa di una leucemia fulminante, ma continua a vivere nell’associazione "Il sorriso di Michele", che è stata inaugurata con una Messa alla Diga del Gleno, uno dei suoi luoghi del cuore, il 18 luglio, giorno del suo compleanno.

L’idea di fondare un’associazione è nata in famiglia e tra i suoi amici più stretti pochi giorni dopo la sua morte, volevamo che il ricordo di Michele non fosse legato alla sua malattia e alla sua scomparsa, ma a quello che è sempre stato per tutte le persone che l’hanno conosciuto. È stata una tragedia che ha colpito tutti, ma proprio per questo sono convinta che l’associazione debba testimoniare l’atteggiamento positivo alla vita che ha avuto Michele. Gli obiettivi fondamentali che ci poniamo sono il sostegno alla ricerca scientifica, ma vogliamo anche dare il supporto alle associazioni già presenti sul nostro territorio, perché nonostante i nostri paesi siano piccoli, sono ricchi di realtà che svolgono un grande lavoro e poi ci occuperemo di musica, arte e sport, tre grandi passioni di Michele”.

di Sabrina Pedersoli

23 luglio 2021

FONTE: araberara

martedì 27 luglio 2021

Operaio perde lavoro e casa: i suoi concittadini gliela ricomprano

La casa era stata pignorata dalla banca e messa all’asta dopo che Tomasino, un operaio di Tula (Sardegna), ha perso il lavoro e non è più riuscito a sostenere le spese del mutuo. I suoi concittadini hanno quindi deciso di aiutarlo ricomprando l’immobile e donandoglielo.

Si chiama Tomasino, è un operaio di 56 anni sposato e con due figli che vive a Tula, in provincia di Sassari, e la sua è una storia di solidarietà e amicizia bellissima: dopo aver perso il lavoro, e nell'impossibilità di sostenere il pagamento delle rate del mutuo, l'uomo è rimasto anche senza casa, il frutto di anni e anni di sacrifici. A quel punto però sono scesi in campo i suoi concittadini, che dopo aver fatto una "colletta" hanno ricomprato l'immobile e gliel'hanno restituito dopo il pignoramento da parte della banca erogatrice del finanziamento. La storia di Tomasino e della sua comunità è un esempio di solidarietà in tempi dominati dall'egoismo.

Le disavventure dell'operaio sono arrivate al culmine all'inizio del 2019. Dopo aver perso il lavoro l'uomo, in grande difficoltà, ha deciso di rivolgersi ai servizi sociali. Il sindaco di Tula Gino Satta è stato uno tra i primi a muoversi e si è rivolto direttamente ai cittadini e alle associazioni. "Facciamo tutti qualcosa per salvare la casa dell'operaio Tomasino". La risposta all'appello del primo cittadino è sorprendente e commovente: associazioni, chiesa e comitati dei festeggiamenti si sono subito attivati con determinazione nella raccolta dei fondi. L'ultima asta del tribunale era fissata al prezzo di 27.000 euro.

La somma di denaro è stata raccolta a tempo di record con lotterie, sottoscrizioni e grazie al ricavato delle sagre. La casa è stata ricomprata dai cittadini di Tula e donata al vecchio proprietario. Tomasino e la sua famiglia sono quindi potuti rientrare tra quelle mura, per cui hanno tanto sudato. Gino Satta, sindaco della cittadina sarda, è orgoglioso della sua comunità: "È stata una mobilitazione straordinaria, noi come amministratori abbiamo cercato, in maniera discreta, di sollevare il problema. Tutti si sono impegnati ed in pochi mesi si è raggiunta la cifra per salvare la casa di Tomasino".


di Davide Falcioni

7 settembre 2019

FONTE: Fanpage

lunedì 26 luglio 2021

Sofia e Giulia che donano i capelli alle bambine malate di cancro

Un piccolo/grande gesto per i meno fortunati: donare i propri capelli a chi li ha persi per combattere una malattia

Ecco Sofia e Giulia, due delle bambine sarde che hanno partecipato all’iniziativa promossa dall’associazione CharliBrown che realizza i desideri dei bambini e ragazzi affetti da gravi patologie e che in questo caso ha lanciato l’iniziativa "Contro il Cancro Mettici la Testa" che raccoglie i capelli veri dei donatori per farne parrucche da donare alle bambine che hanno perso i capelli perchè stanno combattendo una lotta contro il cancro, ridando così alle ragazze che li ricevono un pò di forza e fiducia in loro stesse, perchè purtroppo spesso, anche la perdita di tutti i capelli è un momento drammatico nella lotta alla malattia in cui ci si vergogna ad uscire di casa, a farsi vedere dagli altri, ci si sente giudicate e si perde la fiducia in se stessi e nel proprio corpo.

Due delle protagoniste dell’iniziativa sono state proprio Sofia e Giulia, che a Cagliari hanno deciso di donare le loro lunghe chiome alle bambine più bisognose, e hanno sorriso davanti alla macchina fotografica, felici del loro gesto, insieme a loro altre ragazze che hanno deciso di compiere questo gesto generoso.

Giulia e Sofia colpiscono forse più degli adulti proprio perchè sono molto piccole, ancora alle scuole elementari, ma hanno già capito cosa significa donare alle persone meno fortunate di loro, e un gesto che spesso molte bambine della loro età vivono come drammatico, quello di un drastico taglio di chioma, l’hanno vissuto sorridenti e spensierate capendo quando bene potevano fare con quel piccolo, ma grande atto di generosità.

I membri dell’Associazione Chalibrown spiegano al sito sardegnalive.it:

Vogliamo donare una parrucca alle pazienti oncologiche e affette da alopecia che non hanno la possibilità di acquistarne una, tenendo conto che la più economica ha un costo di circa 550 euro.

La bellezza è molto importante per far sentire bene le donne. Le aiuta ad accettarsi e soprattutto a socializzare, due cose indispensabili nel processo di malattia
”.

L’associazione Charliebrown oltre all’iniziativa “contro il cancro mettici la testa” porta avanti da anni diversi progetti finalizzati a realizzare i desideri di adulti e bambini con malattie gravi e terminali, e hanno già realizzato più di 70 desideri coinvolgendo attori, cantanti, sportivi, o anche solo organizzando gite e viaggi e momenti di divertimento per le persone che stanno affrontando una battaglia importante contro una malattia, come raccontano i volontari, il loro obiettivo è quello di portare un sorriso dove c’è dolore e dare sostegno a pazienti e ai genitori dei piccoli pazienti.
TANTE ALTRE STORIE

Per fortuna, di ragazze generose come Sofia e Giulia ce ne sono altre, e da anni ormai la raccolta di capelli va avanti, pochi mesi fa è stata proprio Maria Vittoria, una bambina di 8 anni bolognese a fare parlare di sè per la stessa scelta, infatti dopo aver visto “braccialetti rossi” ha deciso di donare i suoi capelli che crescevano ormai da anni ed ormai erano arrivati a 70 cm.
Come lei altre ragazze di cui non si parla, ma che generosamente si tagliano la chioma per donarla a chi ne ha bisogno, e che postano su social network le foto del prima e dopo, magari con l’invito ad unirsi al generoso gesto.

Bravissime tutte queste ragazze (e qualche volta anche qualche ragazzo) che capiscono l’importanza di donare qualcosa di sé, a cui si è spesso molto affezionati, a chi purtroppo sta combattendo una dura battaglia per la vita, e anche solo da dei capelli può trarre grande beneficio e rimettersi in forza.


30 maggio 2019

FONTE: Positizie

giovedì 22 luglio 2021

Aiuta concretamente un bambino africano

L'Uganda é uno dei paesi più belli dell'Africa. Alcuni luoghi sono stati dichiarati patrimonio dell'umanità e ha ben 9 parchi naturali con leoni, antilopi, elefanti, gorilla e molti altri animali. Le sue bellezze naturali comprendono la savana, il lago Victoria, l'imponente massiccio montuoso Ruwenrozi. Il paese ha 44 milioni di abitanti e più della metà sono adolescenti al di sotto dei 15 anni. Quasi il 90 % della popolazione é di fede cristiana.
L'Uganda, che nei secoli passati ha avuto importanti regni, venne raggiunta nel 1875 dall'esploratore inglese Stanley e nel 1894 divenne un protettorato britannico. Nel 1962 ottenne l'indipendenza dal Regno Unito e da allora ha attraversato varie situazioni storiche drammatiche tra cui due guerre.

Attualmente l'Uganda ha varie situazioni problematiche tra le quali l'emergenza Covid che nonostante le misure di sicurezza e i vaccini deve ancora essere debellato così come non é stato ancora debellato in Italia, la povertà che colpisce milioni di persone adulte e bambini, la diffusione dell'Aids: 25 milioni di persone sono sieropositive anche se c'é una campagna di informazioni per tentare di bloccare l'ulteriore espansione della malattia.
A causa di conflitti, Aids e povertà ci sono in Uganda molti bambini orfani. E proprio per dare un futuro sereno, educazione e protezione ai bambini orfani il signor Moses Omara, un maestro di Storia e materie letterarie, assistente sociale, con varie, importanti esperienze di lavoro in associazioni internazionali tra le quali la FAO, ha fondato SORD (Stanford Foundation for Orphans and Rural development) che tradotto in italiano vuol dire Fondazione Stanford per gli orfani e lo sviluppo rurale. L' associazione ha fondato due scuole, una scuola a Kawenze, un distretto di Kampala, la capitale dell'Uganda e un'altra ad Amotalar, nel nord del paese, per i bambini orfani. Con il signor Omara collaborano alcuni determinati volontari, uomini e donne, sia ugandesi, sia inglesi e canadesi. Moses Omara ci racconta anche dell'amicizia tra SORD e due associazioni di volontariato in Italia: Friends and Bikers for Africa Onlus di Napoli, fondata da Francesco Maglione, di cui hanno scritto varie riviste tra cui "Famiglia Cristiana", che ha supportato le attività scolastiche della scuola di Kawempe dal 2018 al 2020 e Twins & Moto Club sempre di Napoli di Davide Liccardo che ha collaborato a costruire un'aula scolastica sempre a Kawempe. Inoltre Moses Omara ha intenzione se ci saranno altri volontari e volontarie italiani nelle due scuole di inserire nel programma di studi anche la nostra lingua e la nostra cultura. Già alcuni bambini stanno imparando il francese.
Quindi SORD ha un ottimo rapporto con l'Italia che speriamo diventi sempre più stretto in futuro.
Un altro progetto di SORD é stato donare ai bambini una capra. Avere una capra é molto importante per i bambini che vivono in zone povere e rurali perché assicura una quantità giornaliera di latte, elemento fondamentale dell'alimentazione sana dei bambini. Un altro progetto che si é attuato é stato piantare alberi per preservare l'ambiente che purtroppo é molto inquinato.

Le scuole di SORD sono non solo luogo di studio, di apprendimento, di socializzazione per i bambini orfani ma anche le loro abitazioni dove sono trattati con umanità e affetto fraterno. Inoltre i bambini saranno aiutati anche quando saranno più adulti e seguiti per ottenere un lavoro da loro scelto che garantirà loro l'indipendenza economica. Le lezioni si svolgono solo in lingua inglese. L'inglese e lo swahili sono le lingue ufficiali parlate in Uganda dove ci sono anche numerose lingue locali. Conoscere molto bene l'inglese offre l'opportunità di poter ottenere in futuro lavori qualificati e di poter comunicare molto di più. Moses Omara e sua moglie sono devoti cristiani e hanno tre figli.
SORD ha una bella pagina FB pubblica e un bel sito online dove in inglese si racconta la storia dell'associazione, dei volontari, si forniscono chiare informazioni, si spiegano le finalità delle scuole.
Nella pagina fb ci sono anche le fotografie di alcuni bambini e si raccontano le le loro storie. Frequentano le scuole più di 200 bambini e bambine di varie fasce d'età, dai 3 ai 15 anni e di diverse classi scolastiche, come ad esempio Abi, una bambina di 5 anni, Natasha di 8 anni, Emmanuel di 15 anni di cui possiamo vediamo le foto, sorridenti.
La nuova scuola di Amotalar ha urgentemente bisogno di utensili essenziali come scrivanie per gli studenti per un costo totale di 2.300 euro, letti per un costo totale di 2.100 euro, materassi per un costo totale di 1.000 euro.
Ogni donazione sarà di grande aiuto, si può avere le informazioni su come farla scrivendo un email a: info@sorduganda.org

Aiutare concretamente un bambino secondo le proprie possibilità, sia con una piccola sia con una grande donazione (ad esempio una signora ha donato 7 tablet ai bambini per poter studiare qualche tempo fa) sarà un vero, aiuto concreto. I bambini hanno bisogno di molte cose ma come ha comunicato Moses Omara stesso, scrivanie, letti e materassi sono ora gli utensili più urgenti che la scuola deve acquistare.

Aiutare concretamente un bambino vuol dire andare a dormire con la coscienza serena, soddisfatti che se un bambino avrà un letto con un materasso per dormire e una scrivania per studiare questo sarà dipeso anche da noi. Si tratta di necessità vitali che la nostra umanità, coscienza e senso della giustizia reclamano per tutti i bambini del pianeta.
Aiutiamo oggi i bambini orfani delle scuole della Fondazione Stanford.


di Lavinia Capogna

22 luglio 2021

mercoledì 21 luglio 2021

Il villaggio di Assam allestisce la "Blessing Hut" per aiutare i bisognosi durante la pandemia

Questa iniziativa guidata dai giovani del villaggio di Nutan Leikul vicino ad Haflong, è uno spazio in cui chiunque può donare cose che ritiene utili, come cibo, vestiti e persino libri.

Poiché molte famiglie in tutta l'India sono state ridotte alla povertà a causa della pandemia , un villaggio nell'Assam sta conquistando i cuori online per aver fatto la sua parte per aiutare i bisognosi. In un'iniziativa guidata dai giovani, è stato creato un magazzino dove le persone bisognose possono prendere tutto ciò che vogliono gratuitamente.

Iniziato una settimana fa, alcuni giovani nel villaggio di Nutan Leikul vicino ad Haflong hanno aperto la "Blessing Hut" per portare sollievo alle persone che lottano finanziariamente a causa della pandemia e del coprifuoco in corso.

La premessa dell'iniziativa è molto semplice, ed è ricca di cura e compassione. Le persone disposte a donare possono regalare tutto ciò che ritengono utile, che si tratti di prodotti alimentari come verdure e cereali o articoli per la casa come vestiti, scarpe, libri e persino giocattoli.

"Prendi quello che ti serve, lascia quello che puoi", recita un cartello visto sulla capanna. Le foto del commovente progetto stanno facendo il giro anche sui social media.

Secondo i rapporti locali, la capanna è nata dopo che l'idea è stata condivisa su un gruppo WhatsApp del villaggio. Poiché il progetto ha evidenziato i bisogni delle persone economicamente arretrate nella pandemia, molti abitanti dei villaggi hanno contribuito a sostenersi a vicenda.

Secondo The Sentinel, il progetto sembra funzionare bene e in effetti si è rivelato una benedizione per molti. Secondo il suo rapporto, il capo del villaggio di N Leikul, con l'aiuto del N Leikul Youth Club e degli abitanti del villaggio di Leikul, aveva precedentemente organizzato uno spazio per conservare le verdure locali per aiutare i bisognosi in tempi così difficili.


di Trends Desk

4 giugno 2021

FONTE: Indian Express

sabato 17 luglio 2021

Dalla strada al ristorante

In Cambogia l'organizzazione Mith Samlanshi ha avviato programmi di assistenza e tirocinio professionale. Negli ultimi anni si è occupata di oltre 100 mila bimbi poverissimi abbandonati a se stessi che ora sono meccanici, elettricisti o (tantissimi di loro) cuochi e camerieri in locali di successo

Quando Sebastian Marot si fermò al passaggio a Phnom Penh durante un viaggio verso il Giappone, nel 1994, mai avrebbe pensato che quella tappa esotica avrebbe cambiato tanto la sua vita. Conosceva bene l'Asia, aveva servito a lungo presso l'ambasciata francese a Tokio, ma la miseria estrema della Cambogia sopravissuta al genocidio dei khmer rossi e poi all'autoritarismo della Repubblica popolare di Kampuchea lo scosse profondamente. Migliaia di orfani vagavano per la città, senza casa o parenti, abbandonati a se stessi, spesso vittime di abusi di ogni genere.

Tarantole al pepe nero

La vista dei bambini di strada che dormivano sui fogli di cartone vicino al Mercato Centrale gli fecero cambiare i piani”, ricorda il Cambodia Daily, riportando le sue parole. «Ricostruire un paese senza “ricostruire” i bambini non ha alcun senso per me; è uno spreco inaudito». E' partita così l'avventura cambogiana di questo espatriato francese e di un gruppo di suoi amici stranieri che decisero di aprire un rifugio per bambini e ragazzi di strada a Phnom Penh, offrendo loro rifugio e un'educazione di base.
La maggior parte non sapeva né leggere né scrivere. Nel primo anno l'organizzazione Mith Samlanh (“Amici stretti” in lingua khmer) cambiò la vita a 17 bambini. Ad oggi ne ha salvati dalla vita di strada oltre 100.000 attraverso svariati programmi di assistenza e di tirocinio professionale, alcuni rivolti anche ai genitori. Quello di maggior successo, sopratutto a livello di immagine, è il “vocational training” nella ristorazione.
L'idea di affiancare l'attività assistenziale tradizionale al social business è nata quasi per caso quando uno chef tedesco, Gustav Auer, arrivò nella capitale cambogiana per un periodo di volontariato diciassette anni fa. A quei tempi l'offerta gastronomica a Phnom Penh era ancora alquanto limitata e così Auer suggerì a Marot di aprire un ristorante con un'offerta più evoluta del consueto cibo di strada e al contempo di addestrare “in diretta” i ragazzi a diventare cuochi, camerieri, maitre di sala. Friends The Restaurant è stato subito un successo.
Oggi riuscire a mangiare ai tavolini affacciati sulla vivace Street 13, a pochi passi dal Museo Nazionale dove sono custodite alcune delle più belle sculture khmer, è un must per i visitatori più attenti: il menù è stuzzicante e raffinato (da provare le khmer style scotch eggs, uova d'anatra con carne di maiale, lime e salsa all'aglio), il conto un po' più alto della media cambogiana ma comunque ridicolo rispetto al prezzo di una cena europea. E l'incasso viene reinvestito nei progetti del gruppo, che oggi vanta un secondo ristorante a Phnom Penh – Romdeng, con menù “all-khmer” (per gli avventurosi, “tarantole striscianti con salsa di lime al pepe nero”) - e altri sei sparsi fra Cambogia, Laos e Myanmar.

Sette regole d'oro


A Siem Reap il ristorante Marum propone forse il menù più stravagante. I più audaci possono assaggiare mini-hamburger con carne di coccodrillo, formiche rosse di albero soffritte con lime e peperoncino, ma anche una deliziosa zuppa di pesce al tamarindo e bella di giorno.
I volontari di Friends raccontano che vendendo fiori e giornali, o peggio mendicando e spacciando droga, si fanno soldi facili in Cambogia. La sfida è riuscire a convincere i giovani che un tirocinio professionale di almeno un anno può portare a un futuro migliore. «Spesso quando sei povero puoi permetterti di pensare a quello che accadrà tra un anno», secondo Gustav Auer. La sfida però finora ha avuto successo.
«Ogni anno aiutiamo 1500 giovani a conquistare nuove competenze e ottenere un posto di lavoro», assicura Sebastien Merot. In fondo, sostiene il fondatore di Friends International (www.friends-international.org), non ci vuole molto: «Addestrare uno studente costa solo 50 dollari al mese».
Accanto ai ristoranti ha avviato programmi di addestramento per parrucchieri, barbieri, estetiste, meccanici, elettricisti, impiegati d'albergo, oltre ad offrire servizi d'assistenza a chi vive ai margini della società, come gli alcolisti, i tossicodipendenti, i malati di Hiv. Uno dei programmi più interessanti si rivolge direttamente ai turisti.
In quasi tutti gli hotel di Phnom Penh (e in diversi altri Paesi dove Friends già opera) gli ospiti trovano sul comodino un depliant con sette regole d'oro da rispettare.
La campagna “ChildSafe” ha un obbiettivo chiaro e la lista merita di essere riportata qui, perchè vale anche per molti altri Paesi in via di sviluppo.
1 – I bambini non sono un attrazione turistica, non trattarli come tali
2 – Fare volontariato con i bambini ci fa sentire bene ma per loro potrebbe essere dannoso (i bambini meritano maestri preparati ed esperti che conoscano la lingua e la cultura locale)
3 – I bambini pagano cara la vostra generosità; non dare nulla ai bambini che mendicano
4 – I professionisti sanno cosa fare, chiamali se un bambino ha bisogno di aiuto
5 – Il sesso con i bambini è un crimine, denuncia il turismo sessuale
6 – I bambini non dovrebbero lavorare invece di andare a scuola, denuncia il lavoro infantile
7 Child-Safe Traveller (per maggiori informazioni: www.thinkchildsafe.org).


di Sara Gandolfi

2 gennaio 2018

FONTE: Corriere della Sera buonenotizie

giovedì 15 luglio 2021

Roberto Mancini: «Credo nelle apparizioni di Medjugorje, un posto che mi ha fatto crescere»

«Sono sempre stato religioso: sono cresciuto in parrocchia, anche calcisticamente, credo in Gesù e nella Madonna. Sono nato il 27 novembre, il giorno della Vergine della Medaglia Miracolosa. La fede? Ti aiuta nei momenti di difficoltà, anche a maturare», aveva detto appena un anno fa Roberto Mancini alla Gazzetta dello Sport. Che lo schivo ct degli azzurri fosse credente era risaputo. E si conosceva anche il fatto che Medjugorje esercita un certo richiamo su di lui. Ma a tanti era sfuggito il legame particolare che l’allenatore coltiva de tempo con la Vergine Maria e con i sei veggenti ai quali sarebbe apparsa nella piccola e aspra cittadina della Bosnia Erzegovina per la prima volta il 24 giugno 1981, esattamente 40 anni fa. A dire il vero, la storia l’aveva già raccontata con dovizia di particolari Paolo Brosio nel libro La Madonna scende in campo in cui racconta lo slancio di tanti sportivi per Medjugorje e i suoi fenomeni celesti. Ma a riportare alla grande attenzione questo lato poco conosciuto del “Mancio” è stata l’intervista introspettiva e a tratti emozionanti rilasciata dall’allenatore a Pierluigi Diaco, nella prima puntata del nuovo programma, Ti sento, trasmessa lo scorso 19 gennaio su Rai, in seconda serata.

Il vissuto di Roberto è emerso in modo coinvolgente, legato a suoni, immagini, suggestioni varie, riabbracciando nel percorso gli esordi calcistici, la famiglia, gli affetti, la fede. A un certo punto, Diaco gli ha chiesto: «Tu credi nelle apparizioni della Madonna a Medjugorje?». E lui, con gli occhi luccicanti d’emozione, ma senza incertezza alcuna nella voce: «Io credo. Sì io ci credo. Sono andato diverse volte, ho parlato con Vicka (Ivankovic, ndr), con gli altri veggenti...». «È vero che lei ti è apparsa in sogno, prima che tu la incontrassi? E questo sogno come la rappresentava?», gli ha domandato ancora il conduttore. E Mancini: «Mi aveva parlato di Medjugorje tanti anni fa il nostro parroco di Genova, il padre spirituale della Sampdoria. Lui andava nel periodo in cui era impossibile quasi andare, quindi stiamo parlando degli anni '80, '82-'83, era quando c'erano problemi. Io non l'avevo mai vista, cioè non l'avevo mai conosciuta, eppure prima di andare mi è apparsa in sogno, non ho proprio la minima idea del perché o del significato di tutto questo. Non lo so, è stata una cosa veramente stranissima. Poi sono andato e gliel'ho anche detto. Ci siamo parlati diverse volte, capisco che ci possano essere persone che non credono in questo, e penso che il loro pensiero vada rispettato. La mia è una posizione diversa. Sono per la libertà di pensiero assoluta. La fede mi ha aiutato nei momenti un po' più difficili della mia vita. Mi aiuta anche adesso... Quando vado a Messa passo un'ora migliore probabilmente delle altre volte. Ci sono stati momenti di difficoltà e mi ha aiutato».

L’esternazione ha fatto il giro del mondo come quando Mancini, l'ex tecnico di Inter e Manchester City, il 25 marzo 2012, casualmente giorno in cui la Chiesa ricorda l’Annunciazione andò per la prima volta a Medjugorje. Un mese prima Brosio gli aveva spedito un pacco con dei rosari benedetti dalla Regina della Pace venerata a Medjugorje. Nell’involucro c’erano anche delle pietre raccolte nel punto in cui ci sarebbero state altre apparizioni della Vergine al veggente Ivan Dragicevic. Il giorno dopo Mancini telefonò a Brosio e gli confiò del sogno, al quale ha accennato di recente a Diaco: «Ero in una stanza con un po' di gente e c'era con me la veggente Vicka che, a un certo punto, mi ha sorriso fissandomi negli occhi, tanto che, a un tratto, mi sono girato per vedere se stesse guardando un altro. Ma, di colpo, Vicka si è mossa e si è diretta verso di me, tanto che, a quel punto, non ho più avuto alcun dubbio. Mi è venuta incontro, si è avvicinata, mi ha fissato ancora guardandomi dritto negli occhi. Poi mi ha dato un bacio sulla fronte. Ho avvertito proprio la sensazione del contatto fisico di una persona che, però, non avevo mai visto né conosciuto in vita»

E così 9 anni fa ecco Mancini volare a Mostar e da lì raggiungere Medjugorje per la sua prima visita. Con l'allora allenatore del City viaggiano la moglie Federica e la figlia Camilla. Mancini incontra la veggente Vicka: «Come siamo entrati in casa Vicka ci ha accolti abbracciandoci e salutandoci con un affetto particolare. Ha parlato con Camilla e Federica e poi ci siamo messi in un angolo e le ho spiegato nei dettagli la sensazione che ho avuto quando ho ricevuto il suo bacio in questo sogno che sembrava reale. Vicka mi guardava con attenzione e sorrideva come se sapesse già tutto e mi ha detto: "È la Madonna che fa tutto, noi apriamo il nostro cuore e Lei ci dice cosa fare”. Poi ha cominciato a pregare su di noi, incessantemente e con grande intensità».
La cosa soprendente è che in quel frangente i Citizen di Manchester la sua squadra era dietro di otto punti dalla storica rivale lo United allenato da Ferguson e mancavano sei giornate. Dopo il viaggio a Medjugorje è iniziata un’imprevedibile rimonta, culminata con il sorpasso all’ultima giornata e la vittoria della Premier League, il 13 maggio 2012, festa della Madonna di Fatima. Per Brosio è certo segno dell’aiuto della Vergine. Mancini ha ripetuto più volte: «La fede mi ha aiutato molto nella vita, non nel lavoro, perché credo che il Signore e la Madonna abbiano cose ben più importanti da risolvere. Però, sono convinto che chi prega con fede riceve un aiuto». José Duque, dirigente portoghese del City, nato vicino a Fatima, comunque notò la coincidenza della data della sfida decisiva e gli fece intendere che «la Madonna ci avrebbe aiutato. Sono convinto che chi prega è aiutato da Dio».

Nell’intervista con Diaco, Mancini ha ricordato la sua maestra delle elementari «Si chiamava Anna Maria Bevilacqua. Io ero un po' vivace quando ero piccolo e quindi a scuola qualche volta creavo qualche problema, durante le lezioni... Ero poco attento o magari non studiavo molto, la maestra parlò con mia mamma e mio papà: “La mattina prima di venire in classe, anziché il latte, dategli la camomilla...” E quindi per un po' mi diedero la camomilla la mattina. Questa maestra mi voleva veramente bene, era molto affezionata». Alla domanda «Che cos'è che ti commuove?», Mancini ha risposto: «Mi commuovono i bambini o pensare che un bambino possa perdere i genitori da piccolo. Questa è una cosa che mi commuove molto perché penso che non sia giusto. Penso che non sia giusto che un bambino non possa crescere con i propri genitori». Roberto aveva spiegato già a Brosio «Dio è sempre stato nella mia vita. Perché sono nato e cresciuto nella mia parrocchia. Andavo a Messa tutte le domeniche e facevo il chierichetto, fin quando a 14 anni non sono andato a giocare al Bologna. E quindi mi ero poi allontanato e oggi ho anche capito il perché. Questo luogo ha qualcosa di particolare, parla al tuo animo. Se tutti ci comportassimo come le persone che vivono e operano a Medjugorje tutto andrebbe in modo diverso. Molti dicono che non hanno tempo per pregare, lo facevo anche io, ma bisogna fare come ci dice la Madonna: iniziare poco alla volta ed essere costanti, perché poi ci si rende conto che non se ne può più fare a meno. Dalla curiosità che mi portò per la prima volta a Medjugorje sono passato a una frequentazione più consapevole. Ho conosciuto e parlato con persone che mi hanno insegnato qualcosa. Anche il confronto con il dolore ti fa crescere. È un po' che non vado, ma ci tornerò presto».

La parrocchia d’infanzia cui accenna sempre il Mancio è quella di San Sebastiano a Jesi. Nel 2014 quando si è spento quasi novantenne don Roberto Vigo, il sacerdote che l’ha retta per oltre mezzo secolo, Mancini si è precipitato ai funerali, ricordando come, proprio nel campetto adiacente alla chiesa anche lui, che abitava proprio di fronte, mosse i primi passi e prese a calci un pallone come tutti i giovani del quartiere. Con lo stesso trasporto e spirito grato ha partecipato di recente a una messa in suffragio per Boskov, il mitico allenatore dei blucerchiati, officiata da don Mario Galli, quell’ex cappellano della Samp, che, per primo, gli parlò della Regina della Pace e delle mariofanie di Medjugorje.


di Tancredi Peschi

7 luglio 2021

FONTE: Famiglia Cristiana

giovedì 8 luglio 2021

Senzatetto restituisce un portafogli pieno di soldi ed in cambio riceve una casa ed un lavoro

La vita dei senzatetto non è affatto facile; non avere una casa, accontentarsi di dormire sotto un ponte, oppure in luoghi al chiuso mai fissi, lottare ogni giorno per mangiare qualcosa nonostante nel portafogli non ci siano monete o banconote per andare avanti; no, non è affatto semplice, eppure i senzatetto, che sono persone che conoscono sulla propria pelle cosa significhi sacrificio, povertà ed onestà, sono quelli più propensi a mettere in atto gesti di grandissima gentilezza.

Questa è la storia di Woralop, un senzatetto di 45 anni che vive a Bangkok, la città più importante della Thailandia; mentre era a bordo della metropolitana cittadina, l'uomo ha notato che un passeggero del mezzo di trasporto aveva fatto cadere a terra senza accorgersene il suo portafogli; Woralop, che viveva nella povertà più assoluta, poteva anche approfittare della situazione e tenersi il portafogli con tutti i soldi che c'erano all'interno, ma non ce l'ha fatta.

Ha provato a seguire il legittimo proprietario ma alla fine lo ha perso di vista tra la moltitudine di passeggeri che salivano e scendevano dai vagoni...

Guardando all'interno del portafogli, c'erano molti documenti personali ed un corrispettivo di circa 600 dollari in banconote; quello che ha fatto Woralop è andare immediatamente all'ufficio di polizia locale per restituire il portafogli perduto e rintracciare il legittimo proprietario; quest'ultimo era un ricco uomo d'affari dell'industria metallurgica di nome Nitty Pongkriangyos.

Il ricco proprietario, una volta recuperato il suo portafogli alla polizia, non ha potuto fare a meno di ringraziare il senzatetto gentile per tutto quello che aveva fatto per mettere in sicurezza i suoi soldi e i suoi documenti personali: "Sono rimasto totalmente scioccato quando la polizia mi ha detto che avevano il mio portafoglio perché non sapevo nemmeno di averlo perso. La mia prima reazione è stata Wow! Se mi fossi trovato in quella situazione senza soldi, probabilmente l'avrei tenuto. Ma lui era un senzatetto, aveva solo poche monete in tasca e lo stava consegnando comunque senza prendere una sola banconota. Questo dimostra che è una persona buona e onesta... proprio il tipo di persona di cui abbiamo bisogno nella nostra azienda!"

Così, Nitty ha fatto molto per cambiare la vita in meglio al senzatetto thailandese; gli ha offerto un posto di lavoro nella sua azienda metallurgica e una nuova casa dove dove mangiare e dormire comodamente ogni giorno: "Woralop è esattamente la prova che essere una brava persona ha i suoi vantaggi. Quando sei buono con qualcun altro, qualcun altro sarà buono con te. Questi sono gli atti di buon cuore e onestà che tutti dovrebbero mettere in pratica!", ha detto Tarika Patty, la fidanzata di Nitty.

La storia di Woralop ci dimostra ancora una volta che l'onestà e la gentilezza pagano sempre: se si è gentili con qualcun altro, gli altri alla fine saranno gentili con noi; ricordiamocelo sempre!


di Simone Fabriziani

4 luglio 2021

FONTE: Guarda che Video

lunedì 5 luglio 2021

Paolo Scavo: aiutiamo il bimbo affetto da SMA di tipo 1

Paolo Scavo è un bimbo affetto dalla forma più grave di atrofia muscolare spinale (SMA di tipo 1) e necessita del nostro aiuto!

Mamma Francesca e papà Domenico sono i genitori di Paolo Scavo, un bimbo di 19 mesi affetto dalla forma più grave di atrofia muscolare spinale, la SMA di tipo 1. Come molti altri genitori di bimbi SMA, Francesca e Domenico stanno lottando per il diritto di scelta alle cure ma soprattutto lottano contro il tempo, il più impetuoso dei nemici.

La speranza del piccolo Paolo Scavo si chiama Zolgensma, il farmaco più costoso al mondo (il suo prezzo è di circa 2 milioni di dollari per la singola somministrazione), una terapia genica innovativa il cui uso è stato autorizzato nei paesi facenti parte dell’Unione Europea nel maggio del 2020, mentre in Italia ne è stato approvato l’utilizzo il 17 novembre 2020.

I problemi per Paolo Scavo, come per molti altri bambini affetti da SMA di tipo 1, sono legati all’esorbitante costo del farmaco che, secondo i parametri imposti dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), oggi può essere somministrato gratuitamente solo ai bambini affetti da SMA1 che hanno un peso inferiore ai 13,5 kg (inizialmente il limite era per i piccoli malati che non avevano superato i 6 mesi di vita).
Pur rientrando nel parametro “peso”, la corsa per avere l’accesso al farmaco in Italia viene interrotta da un’altra limitazione: la tracheostomia ed il supporto ventilatorio.
A causa della malattia infatti, il piccolo pugliese (la famiglia vive a Valenzano, Bari) necessita di assistenza venitolatoria e della PEG (Gastrostomia Endoscopica Percutanea), un piccolo tubicino collegato allo stomaco che gli permette di nutrirsi.

L’atrofia muscolare spinale costringe i piccoli pazienti ad una lenta e progressiva ipotonia muscolare, ossia il rilasciamento dei tessuti e la mancanza del tono muscolare, dovuta alla perdita dei motoneuroni. Oltre a colpire gli arti superiori ed inferiori, il tronco, le spalle, ecc., la debolezza muscolare incide anche sui muscoli della respirazione e della deglutizione. Nei casi più gravi di SMA 1, come quello di Paolo Scavo, i bambini necessitano per l’appunto di un supporto ventilatorio – spesso viene praticata una tracheostomia, ossia un foro (stomia) nel collo, all’altezza della trachea, per agevolare il passaggio dell’aria destinata ai polmoni – e di un supporto nutrizionale, come la PEG.

Negli Stati Uniti infatti, dove la piccola Melissa ha ricevuto finalmente il farmaco, la FDA (Food and Drug Administration, ente governativo statunitense che regolamenta i prodotti alimentari e farmaceutici) consente l’accesso al farmaco Zolgensma a tutti i bambini con SMA che non superano i 21 kg di peso.
Paolo Scavo ha quindi ancora una speranza ma servono 2 milioni e 100 mila euro per poter aver accesso alla terapia genica, una cifra che la famiglia sta cercando di raggiungere attraverso la raccolta fondi “Aiutiamo il piccolo Paolo”. Ma il tempo è tiranno e per il bambino affetto da SMA di tipo 1, per i suoi genitori e per il fratellone Francesco la fiamma della speranza inizia ad affievolirsi. Aiutiamoli!


Di Maria Corbisiero

6 maggio 2021

FONTE: Vita da mamma


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Marco